In un borgo unico dell’alto Molise, Agnone, in provincia di Isernia, dove tutto parla di storia, arte e autenticità, nasce più di mille anni fa la fonderia Marinelli. Una realtà che non tarda a diventare un’eccellenza, prima nel nostro Paese, poi in tutto il mondo. Oggi gestita da Armando e Pasquale, la ventisettesima generazione di Marinelli, la fonderia è la più antica in Italia e fra le più antiche al mondo. Specializzata nella costruzione di campane, alcune davvero iconiche, è stata insignita del titolo, più unico che raro, di “Pontificia Fonderia Marinelli” da Papa Pio XI. Questa perla del made in Italy, che con la sua fama e autenticità ha contribuito negli anni a valorizzare Agnone e tutto il territorio molisano, ha forgiato per oltre un secolo le campane più belle e importanti del mondo. Una cura maniacale accompagna ogni passaggio: dal primo progetto grafico al laboratorio artistico, dal lavoro in fonderia fino all’approdo sui campanili più importanti del pianeta, dove l’installazione è sempre affidata alle mani sapienti degli artigiani molisani, supportate oggi da mezzi di ultima generazione. Tra gli aspetti che hanno reso questa realtà un unicum in campo internazionale spiccano certamente maestranze qualificate, profondamente innamorate di un saper fare che, nei decenni, è diventato una vera vocazione. Come spiega Pasquale Marinelli.
È il metodo antico di lavorare le campane che vi ha reso quello che siete diventati? Lavorazioni uniche e antiche come la cera persa?
«Abbiamo conservato un processo di lavorazione risalente al Medioevo; per fare una campana media ci vogliono tre mesi di lavoro, per una campana dai 10 ai 20 quintali anche un anno. È tutto fatto a mano, dall’inizio alla fine. Le campane, come gli esseri umani, hanno una loro anima: è quella che viene costruita attraverso un profilo di mattoni che diventeranno il cuore pulsante, l’interno della nostra creazione.
I mattoni, pronti a resistere al peso del bronzo fluido, creano il profilo interno. Sopra l’anima viene poi modellato uno spazio in creta sul quale nasce quella che chiamiamo la “falsa campana”. Percorsi lunghi e complessi che in questi ambienti avvengono da mille anni ma che, ogni volta, quando una nuova creazione viene alla luce, riescono ancora a sorprenderci».
Una prova di forza, bellezza e precisione. Armando, c’è un momento più toccante nel corso di questo lungo processo?
«Quando avviene la colata ci riuniamo tutti in preghiera, davanti alle fiamme, ad ammirare il bronzo incandescente. Senza la preghiera le nostre campane non sono pronte per raggiungere il campanile e guardare al cielo. In quel momento, precisamente quando si aprono le bocchette, tutti gridiamo “Santa Maria” e ci raccogliamo in un silenzio magico e indescrivibile».
Pasquale, sembra un lavoro esclusivamente manuale, ma non è così: dall’inizio fino al primo rintocco vi occupate di ogni passaggio?
«Abbiamo tecnici d’avanguardia in tutti i settori necessari: fonderia, meccanica, elettrico. Accompagniamo fisicamente la nostra creatura nel viaggio verso il suo primo rintocco e ci occupiamo anche della manutenzione nel tempo. Della squadra fa parte anche un maestro, una delle figure più anziane della fonderia, responsabile della verifica sonora della campana, che deve rispondere perfettamente alle note richieste. Dal nostro maestro ascoltiamo vere e proprie melodie».
Sono molti gli appuntamenti che hanno segnato questo lungo percorso di eccellenza. Ce n’è uno che rappresenta più di altri un momento simbolico?
«Ci siamo occupati delle Campane di Pompei: sei anni di lavoro, l’opera più grande pesa cinque tonnellate ed è posta a 64 metri di altezza. Proprio per questo incarico, nel 1924 Papa Ratti ci donò lo stemma pontificio. Un riconoscimento immenso. Poi, il 19 marzo 1995, la visita di Giovanni Paolo II ad Agnone, con la benedizione del bronzo: un momento che la famiglia e tutta la città non dimenticheranno mai. Quel giorno decidemmo insieme di realizzare una grande campana per il Giubileo del 2000. Ricordo ancora le sue parole: “Grande Giubileo, grande Campana”. Oggi quella campana è custodita nei Giardini Vaticani».
Italia, America, Argentina, Albania, Grecia, Francia, Congo, Guinea, Lourdes. Le vostre campane sono in tutto il mondo. Ce n’è una che vi è rimasta nel cuore? Come direbbe Hemingway: per chi suona la campana?
«La campana suona un po’ per tutti, perché è posta esattamente lì, tra cielo e terra. Le amiamo tutte, le seguiamo nel corso della loro storia. Sono creazioni uniche, che parlano di un territorio e di mani sapienti. Restano per decenni e scandiscono con i loro rintocchi il tempo in tutto il mondo. Sarebbe impossibile preferirne una: rappresentano tutte il nostro amore, il meglio che l’Italia sa dare».