Tre donne, tre linguaggi: l’arte oltre l’ombra dei grandi nomi
Diana Giorgio
Gina Ingrassia e Gian Mario Conti celebrano Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi nel centenario della GAM in via Crispi a Roma
Conosciamo tutti Filippo Tommaso Marinetti il fondatore del movimento futurista, autore del Manifesto sul futurismo, ma che sappiamo di Benedetta Cappa e del suo capolavoro Velocità di motoscafo? Eppure lei, come Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi, sono state tre protagoniste dell’arte del ‘900 ognuna in maniera diversa.
Chi ha pensato a farcele riconoscere ed apprezzare è stata la storica dell’arte Gina Ingrassia che, insieme ai tappeti sonori di arpa e armonica, dell’artista musicista Gian Mario Conti hanno trasportato il parterre del chiostro della galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale in una dimensione toccante trasformando la fragilità di queste tre donne in un linguaggio universale.
La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui una rapita Eva Cela (Esterno notte di Bellocchio, Palazzina Laf di Riondino) e una riflessiva Emanuela Schiavetto, interprete dell’Ecuba a Siracusa, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa. Il filo conduttore è stato il tema dell’indipendenza creativa e umana di queste tre donne da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate ma che in realtà sono state capaci di esprimere la loro arte in modo decisivo nel panorama italiano ed internazionale.
Nel testo curato da Gina Ingrassia “dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso” riusciamo a valorizzare e capire sino in fondo Benedetta Cappa, come figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, che seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento.

Antonietta Raphaël, la cui scultura Riflesso nello specchio è custodita alla GAM, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour.
E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna. In foto il quadro che raffigura Monte Mario.

