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TAGLIO ALLE BOLLETTE

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ALLE BOLLETTE

Cinque miliardi per alleggerire la spesa elettrica e del gas, ridisegnando il meccanismo dei prezzi tra bonus rafforzati, riduzione degli oneri e contratti a lungo termine per stabilizzare i costi di famiglie e aziende.

a cura della Redazione

Per anni il caro-energia è stato affrontato con interventi emergenziali: ristori temporanei, bonus una tantum, correttivi limitati nel tempo. Il nuovo decreto legge approvato dal Governo Meloni mobilita oltre 5 miliardi di euro e segna un passaggio diverso: non soltanto sostegni immediati, ma interventi che incidono sui meccanismi di formazione del prezzo dell’energia elettrica e del gas. La differenza tra prima e dopo sta proprio qui: non solo compensare gli aumenti, ma intervenire sulla struttura dei costi.

PIÙ AIUTI ALLE FAMIGLIE

Per le famiglie vulnerabili, circa 2,7 milioni di nuclei che già percepiscono il bonus sociale, il contributo annuo sulla bolletta elettrica passa da 200 a 315 euro. In termini concreti significa che, su una spesa media annua compresa tra 600 e 650 euro, quasi metà della bolletta elettrica viene coperta. L’intervento incide direttamente sulla spesa annuale e modifica in modo significativo il peso dell’energia nel bilancio domestico.

BONUS ESTESI AL CETO MEDIO

Il decreto amplia inoltre la platea dei beneficiari. Circa 4,5 milioni di famiglie con Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) inferiore a 25.000 euro potranno ottenere uno sconto fino a 60 euro sulla bolletta elettrica, riconosciuto su base volontaria dalle imprese venditrici. Su una bolletta media di 600 euro l’anno, la riduzione corrisponde a circa il 10 per cento del costo complessivo. Per una fascia di reddito finora esclusa dai bonus sociali, si tratta di una riduzione diretta e misurabile della spesa energetica.

MENO COSTI IN BOLLETTA

Un ulteriore elemento riguarda l’intervento sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Emission Trading System (ETS). Secondo le stime, la misura potrebbe generare risparmi complessivi compresi tra 3,5 e 4 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo. Per una famiglia con un consumo medio annuo di 2.700 chilowattora (kWh), l’effetto stimato è una riduzione della spesa tra 30 e 50 euro all’anno. Si tratta di una riduzione strutturale del prezzo dell’energia, legata alla revisione di un meccanismo che incide direttamente sulla formazione del costo finale.

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Sul fronte delle imprese, il decreto prevede stanziamenti di 431 milioni di euro per il 2026, 500 milioni per il 2027 e 68 milioni per il 2028, ai quali si aggiunge un ulteriore contributo di 850 milioni. Lo sconto medio stimato varia tra 3,4 e 6,8 euro per megawattora (MWh), unità di misura dell’energia elettrica utilizzata per i consumi industriali. Per una piccola impresa con un consumo annuo di 100 megawattora, il risparmio stimato è compreso tra 1.200 e 1.800 euro. Per un’impresa con 500 megawattora, la riduzione può arrivare fino a 9.000 euro annui. Per le aziende energivore con consumi superiori a 1.000 megawattora, il beneficio può raggiungere 18.000 euro all’anno. In questi casi la riduzione del costo energetico incide direttamente sui margini operativi e sulla capacità competitiva.

CONTRATTI A PREZZO STABILE

Il cambiamento più significativo riguarda il tentativo di disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Attualmente il prezzo dell’elettricità si forma secondo il sistema del prezzo marginale: l’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, spesso il gas naturale, determina il prezzo per tutta l’energia scambiata, anche quella prodotta da fonti rinnovabili. Il decreto incentiva l’utilizzo dei Power Purchase Agreement (PPA), contratti a medio e lungo termine tra produttori di energia rinnovabile e imprese consumatrici, che consentono di acquistare energia a un prezzo stabilito contrattualmente senza passare dal mercato spot giornaliero.

Il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica è oggi superiore a 112 euro per megawattora, mentre nei PPA potrebbe attestarsi intorno ai 65 euro per megawattora. La differenza è di circa 47 euro per megawattora. Per un’azienda con un consumo annuo di 500 megawattora, questo si traduce in un potenziale risparmio di 23.500 euro all’anno. Non si tratta di uno sconto temporaneo, ma di una modifica strutturale del costo dell’energia attraverso contratti stabili e programmabili.

INTERVENTI SU ONERI E GAS

Il decreto interviene anche sugli oneri generali di sistema, che rappresentano in media circa il 20 per cento della bolletta elettrica, e prevede l’eliminazione dello spread tra il prezzo del gas scambiato al Title Transfer Facility (TTF), hub europeo di riferimento, e il Punto di Scambio Virtuale (PSV), il mercato italiano del gas, oggi pari a circa 2 euro per megawattora. Si tratta di misure tecniche che incidono direttamente sulla composizione del prezzo finale e sulla sua stabilità.

COSA CAMBIA PER CHI PAGA

In termini concreti, l’effetto complessivo può essere sintetizzato così: per le famiglie vulnerabili la bolletta elettrica viene coperta in larga parte; per le famiglie con ISEE sotto i 25.000 euro si registra una riduzione diretta di circa il 10 per cento; per le piccole e medie imprese il risparmio può raggiungere diverse migliaia di euro l’anno; per le aziende energivore la riduzione incide in modo significativo sui margini; con i PPA si apre la possibilità di stabilizzare il costo dell’energia su livelli inferiori rispetto al mercato attuale. La differenza rispetto al passato sta nell’ambizione di intervenire non solo sugli effetti del caro-energia, ma sui meccanismi che ne determinano il prezzo.

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