Schlein a Genova, la politica al femminile e il nodo del programma
L’immagine è quella di due donne che camminano insieme verso la Festa. Elly Schlein, segretaria nazionale del Pd e Silvia Salis, sindaca di Genova. Succede a piazza Caricamento, dove la Festa dell’Unità ha richiamato una platea di oltre mille persone in una sera di fine estate.
È una tappa che ha un valore che va oltre la cronaca locale. Genova è per il centrosinistra un laboratorio, una città guidata da una sindaca civica sostenuta da una coalizione larga. E Schlein sceglie proprio da qui per rilanciare un messaggio.
Nel suo intervento, dopo il saluto del capogruppo al Senato Francesco Boccia, la segretaria dem parte da un ringraziamento istituzionale all’amministrazione comunale. Rivolgendosi alla sindaca Salis e al vicesindaco Terrile, riconosce il lavoro svolto sui conti del Comune e la scelta di non intervenire con tagli lineari su welfare e servizi, nonostante i buchi di bilancio ereditati.
È il punto che permette a Schlein di allargare lo sguardo. Quella genovese, dice, è la dimostrazione di un metodo: mettere i servizi al centro, anche quando le risorse sono scarse.
Poi il passaggio più atteso, quello sulle primarie per la leadership del campo largo. Qui Schlein sceglie di abbassare i toni. Non entra nel dibattito sui nomi, che pure a Genova circola con insistenza anche intorno alla figura di Salis. E invita a un cambio di prospettiva.
“Basta parlare di noi – ha detto dal palco – Parliamo dei problemi concreti degli italiani”. E indica le priorità su cui costruire il programma comune: sanità, lavoro, scuola, politica industriale. Temi su cui, ha ricordato, “Genova ne sa qualcosa”.
Il messaggio è chiaro: prima i contenuti, poi le regole di selezione della leadership. Un invito a lavorare, in questa settimana, su una proposta unitaria da presentare al Paese, rimandando la discussione sulle primarie a quando il perimetro programmatico sarà definito.
Una serata, quella genovese, che racconta molto di come sta cambiando la rappresentanza al femminile nella politica italiana. Due figure diverse – la leader di partito e la sindaca civica – che si mostrano insieme, senza sovrapporsi, ciascuna nel suo ruolo. E che scelgono di non alimentare la narrazione della competizione, ma quella della collaborazione.
