Tra verità
e bugie
Un libro che ripercorre uno dei casi di cronaca più laceranti d'Italia, tra sentenze definitive, conflitti familiari e un dolore che continua a interrogare la coscienza collettiva.
a cura di Elisabetta Mancini
Un racconto che va oltre i fatti giudiziari e scava nelle pieghe di un dramma domestico, mostrando come una tragedia privata sia diventata uno spartiacque nel modo di guardare alla violenza dentro le mura di casa.
Sono passati quindici anni dal quel 26 agosto 2010. Oggi Sarah Scazzi avrebbe 30 anni. Ma Sarah non c’è più. È stata uccisa dalle persone che amava di più al mondo: sua cugina, Sabrina Misseri, e sua zia, Cosima Serrano, e seppellita in un pozzo cisterna da suo zio Michele. In quell’agosto la giovane scompare e per quarantadue giorni l’Italia resta sospesatra la speranza di ritrovarla viva e il timore che sia stata uccisa. Purtroppo, Sarah non tornerà a casa e la sua vicenda resterà nella storia come “Il delitto di Avetrana”.
Il caso che divide ancora
Un delitto che continua a spaccare l’opinione pubblica, nonostante i tre gradi di giudizio e le sentenze definitive che hanno condannato Sabrina Misseri e Cosima Serrano all’ergastolo e Michele Misseri a otto anni per soppressione di cadavere.
Il ritorno
nel luogo della tragedia
Dopo sette anni di carcere, Michele Misseri è tornato a vivere nella casa dove Sarah è stata uccisa, nel luogo in cui tutto è accaduto, continuando ad autoaccusarsi e a sostenere di averla ammazzata in preda a un raptus.
Tra verità giudiziaria
e menzogne familiari
“Sarah. Il delitto di Avetrana tra verità e bugie” è il percorso che Ilenia Petracalvina restituisce al lettore per Piemme: non solo la ricostruzione della morte e delle indagini, ma soprattutto l’esplorazione di un microcosmo fatto di bugie, ambiguità e relazioni familiari disturbate.
Un interno che implode
La giornalista osserva quel gruppo familiare fin dai giorni della scomparsa e lungo tutto il cammino giudiziario, raccontando un equilibrio apparente che a un certo punto esplode, lasciando emergere una tragedia che anticipa di anni il racconto diffuso delle violenze domestiche nelle cronache italiane.