Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

GRAVE INCIDENTE TRANVIARIO A MILANO - Immagine IA

ROTAIE SICURE

Due vittime e più di cinquanta feriti riaprono il tema della sicurezza delle reti tranviarie urbane. Le cause restano da accertare: solo le perizie tecniche potranno chiarire se si tratti di FATTORE umano, criticità infrastrutturale o altro.

di Barbara Carbone

l deragliamento avvenuto ieri a Milano, con due vittime e numerosi feriti, ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la sicurezza del trasporto tranviario urbano. È una notizia che colpisce per la sua gravità ma anche perché tocca un elemento profondo e stabile del paesaggio cittadino: il tram. Antico e silenzioso, attraversa le città ogni giorno, parte integrante della vita urbana. Presenza costante, visibile ma discreta, contribuisce all’identità della città. A Milano, come a Roma, Torino, Padova o Trieste, condivide le strade con automobili e biciclette, percorrendo la città in superficie sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo, uno svio non è solo un fatto tecnico o statistico ma un’interruzione improvvisa di quella fiducia quotidiana che accompagna ogni viaggio.

 

LE CAUSE ANCORA DA ACCERTARE

Le prime ricostruzioni sull’episodio milanese parlano di un malore e di una possibile velocità non adeguata, ma le cause non sono state accertate ufficialmente. L’inchiesta è in corso e solo le perizie stabiliranno se si sia trattato di un errore umano, di una criticità infrastrutturale, di un problema agli scambi o di una dinamica diversa. In questa fase ogni attribuzione sarebbe prematura. La priorità resta il rispetto per le vittime e per i feriti, insieme alla trasparenza degli accertamenti.

 

LE RETI TRANVIARIE IN ITALIA

Per comprendere il significato di quanto accaduto è utile allargare lo sguardo. In Italia le reti tranviarie attive sono distribuite in poco più di una dozzina di città e si estendono complessivamente per oltre quattrocento chilometri di linee. Le cifre possono variare a seconda che si considerino i chilometri di linea o quelli di binario complessivo, ma l’ordine di grandezza è chiaro: si tratta di un’infrastruttura chiave della mobilità urbana.

Milano dispone della rete più estesa del Paese con circa 160 chilometri. Torino si colloca intorno ai 90. Roma supera i 35. Firenze ha sviluppato negli ultimi anni un sistema che si avvicina ai 17 chilometri. Reti più contenute ma strategiche operano anche a Bergamo, Cagliari, Sassari, Messina e Napoli.

 

UN SISTEMA EFFICIENTE MA ESPOSTO

Ogni giorno centinaia di migliaia di persone si affidano a rotaie che in molti casi hanno decenni di storia e che attraversano incroci, pavé, tratti promiscui con il traffico privato. Un convoglio può trasportare fino a 300 o 350 persone; quindi, con frequenze ravvicinate, una linea può movimentare migliaia di passeggeri all’ora.

È un sistema efficiente ma inevitabilmente esposto a interferenze esterne. I binari scorrono sull’asfalto, sono sottoposti a sollecitazioni continue, risentono delle condizioni atmosferiche e dell’interazione costante con il traffico urbano.

 

PRECEDENTI E DINAMICHE DIFFERENTI

Negli ultimi decenni gli episodi di svio registrati in Italia hanno avuto dinamiche molto differenti. Nel 2001, a Roma, nella zona del Casaletto, un grave incidente fu ricondotto, in base alle ricostruzioni dell’epoca, a un malore del conducente, quindi a un fattore umano. Nel 1996, a Torino, furono le condizioni climatiche, in particolare il ghiaccio, a contribuire all’uscita dai binari di due tram. Nel 2008, sempre a Milano, un urto con un’automobile provocò il deragliamento di un convoglio. Nel 2020, a Roma, in via Labicana, uno svio si verificò nell’ambito di una collisione con altri mezzi. Nel 2019, ancora a Milano, la dinamica fu ricondotta alla presenza di un ostacolo sui binari.

Altri casi hanno avuto ricostruzioni tecniche più articolate. Nel 2005, a Roma, a Porta Maggiore, lo svio venne collegato, secondo quanto emerso dalle verifiche tecniche, alla fase di marcia in prossimità degli scambi. Nel 2014, a Milano, un episodio in via Tivoli fu associato a criticità della sede tranviaria e del pavé. Nel 2018 si parlò di una dinamica complessa tra scambi e traffico urbano.

A Padova, tra il 2018 e il 2019, alcuni casi portarono a verifiche sui sistemi della linea. A Trieste, sulla storica linea di Opicina, un grave incidente nel 2016 fu ricondotto alla perdita di controllo del convoglio, richiamando l’attenzione sulle peculiarità del tracciato, già teatro di un deragliamento significativo nel 1984.

 

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Il quadro che emerge è netto: non tutti i deragliamenti sono uguali. La stessa parola può indicare un errore umano o un malore, una condizione meteorologica avversa, un’interferenza esterna, una collisione, una criticità infrastrutturale o una combinazione di fattori. Le reti tranviarie urbane sono sistemi complessi, spesso storici, inseriti in un tessuto cittadino denso e sottoposti a stress continuo. La sicurezza è una materia tecnica e amministrativa che richiede manutenzione programmata, controlli rigorosi, formazione del personale e investimenti costanti, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni. Di fronte al caso di Milano sarebbe bene quindi evitare sia la difesa d’ufficio sia il giudizio sommario, riconoscendo che solo l’analisi tecnica potrà stabilire cosa sia accaduto e quali eventuali interventi siano necessari. La forza di un sistema si misura anche dalla capacità di fare chiarezza con rigore, trasparenza e nel pieno rispetto di tutte le parti coinvolte. Prime fra tutte le vittime e i feriti.u

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