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Portofino Talks, la politica e il diritto di scegliere: il confronto di Giornaliste italiane

Federica Mancinelli

 

Preferenze, informazione e fiducia nel dibattito con il Ministro Eugenia Roccella. Lo studio SocialCom per Giornaliste Italiane fotografa una conversazione pubblica che torna ad accendersi intorno alla legge elettorale.

Quanto conta sentirsi davvero parte di una scelta? È una domanda che attraversa il rapporto tra cittadini e politica e che ai Portofino Talks ha trovato spazio nel confronto sulla comunicazione nell’anno elettorale promosso da Giornaliste Italiane. Perché dietro le parole della politica, i dibattiti televisivi e le conversazioni sui social resta una questione che riguarda tutti: poter capire, scegliere e riconoscere il valore del proprio voto.

Con oltre tremila presenze in due giorni, la seconda edizione dei Portofino Talks, organizzati da Philia Associates, ha fatto della Piazzetta un luogo di incontro tra istituzioni, politica e impresa. Ministri, presidenti di Regione, parlamentari, imprenditori e manager si sono confrontati sui temi che attraversano il Paese, in una cornice che ha dato al dialogo pubblico uno spazio riconoscibile, portandolo fuori dalle sue sedi abituali.

In questo contesto, si è inserito il panel di Giornaliste Italiane dedicato alla comunicazione politica tra continuità e cambiamento, con un focus sul pensiero delle donne. A confrontarsi, il Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, Giulia Di Stefano, conduttrice di Agorà Extra, e Francesca De Martino, direttore di Rai Parlamento. A moderare l’incontro Paola Ferazzoli, presidente di Giornaliste Italiane.

A dare sostanza alla discussione sono stati i dati dello studio SocialCom realizzato per l’associazione. Tra il 15 giugno e il 15 settembre il dibattito sulla legge elettorale ha generato 158 mila conversazioni e 6,5 milioni di interazioni, con una crescita del 67% negli ultimi trenta giorni, in coincidenza con i passaggi parlamentari più discussi.

A colpire è soprattutto il tema che raccoglie più attenzione: le preferenze, alle quali si lega il 48% delle interazioni sulla riforma, davanti a capilista bloccati e premio di maggioranza. Un dato che riporta al centro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, dentro una discussione spesso percepita come distante, riservata agli equilibri dei partiti e ai tecnicismi parlamentari.

«La legge elettorale è il cuore della cittadinanza e della possibilità di esercitare la scelta, di esercitare la sovranità popolare», ha affermato Roccella. Per il Ministro, quando il confronto si sviluppa, emerge quanto il tema interessi alle persone e quanto conti la possibilità di decidere. Una riflessione che ha collegato alla stabilità del governo, considerata una condizione essenziale per realizzare il programma e rispondere al mandato ricevuto dagli elettori.

La ricerca ha fotografato anche la distribuzione dell’attenzione nel dibattito digitale: Governo e maggioranza raccolgono il 61% delle interazioni, contro il 21% del Campo Largo. Giorgia Meloni compare nel 41% dei post analizzati, seguita da Roberto Vannacci al 13%, Elly Schlein al 10% e Giuseppe Conte al 9%. Numeri che descrivono la visibilità dei protagonisti nella conversazione online e che vanno letti per ciò che misurano, senza trasformarli in indicazioni di consenso elettorale.

Dal voto al racconto quotidiano della politica, il confronto ha affrontato anche il ruolo dell’informazione televisiva. Con Giulia Di Stefano e Francesca De Martino si è parlato dell’evoluzione dei dibattiti, dei linguaggi e delle regole entro cui opera chi informa. La direttrice di Rai Parlamento ha richiamato, in particolare, la necessità di rivedere l’attuale disciplina della par condicio alla luce dei cambiamenti intervenuti nella comunicazione. Un tema che riguarda da vicino la qualità dello spazio pubblico e le condizioni nelle quali i cittadini si formano un’opinione.

Sul rapporto tra provvedimenti e narrazione politica, Eugenia Roccella ha portato l’esempio del bollo auto. Il Ministro ha contestato la lettura dell’abolizione come «spot elettorale una tantum», sostenendo che il governo ne abbia annunciato il carattere strutturale attraverso la legge di bilancio, prima delle elezioni. «Ben prima delle elezioni si vedrà chi ha detto la verità e chi fa propaganda», ha dichiarato.

È su questa distanza, tra ciò che la politica propone, il modo in cui viene raccontato e ciò che arriva alle persone che il confronto di Giornaliste Italiane ha invitato a riflettere. Ai Portofino Talks, i numeri della ricerca e le voci delle protagoniste hanno riportato l’attenzione sul legame tra comunicazione e partecipazione. Perché quel desiderio di scegliere che emerge dalle conversazioni online tocca una parte essenziale della vita democratica: sentire che la propria voce conta e che il proprio voto può incidere sul futuro del Paese.

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