Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

QUELLO CHE RESTA DI CURON, PAESE SOMMERSO NEL 1950, RESIA - Immagine IA

OMBRE NEL LAGO

Un paese cancellato dall’acqua, un campanile rimasto a emergere e storie che continuano a circolare tra gli abitanti della valle. Curon non è solo un luogo: è una memoria che manifesta la sua presenza.

di Maria Fonte

C’è una storia che in Val Venosta non viene raccontata ai turisti. Si dice che nelle notti d’inverno, quando il vento scende dalle montagne e il lago di Resia diventa una distesa scura e immobile, qualcuno abbia sentito il suono di una campana. Un rintocco isolato, poi un altro. Il problema è che le campane del campanile di Curon non esistono più. Eppure, la voce continua a circolare tra gli abitanti della valle. Chi arriva qui lo vede da lontano. Una torre medievale emerge dall’acqua come se fosse rimasta intrappolata in un tempo sospeso. Attorno, il lago artificiale si estende per chilometri tra le montagne. Sopra, il cielo alpino spesso limpido e silenzioso. Non è una rovina antica scoperta dagli archeologi. Non è nemmeno un monumento costruito per attirare visitatori. È ciò che resta di Curon Vecchia, un paese che fino alla metà del Novecento esisteva davvero, con le sue case, le sue strade e la chiesa di Santa Caterina. Il campanile è rimasto come un segnale verticale, quasi un punto di riferimento per qualcosa che non si vede.

 

CAMPANE FANTASMA

Chi vive in valle da generazioni racconta che i primi anni dopo l’allagamento furono i più inquieti. Pescatori e contadini dicevano di sentire rumori provenire dall’acqua: scricchiolii, colpi sordi, a volte quello che sembrava il suono di una campana lontanaì. Il segno che il paese non voleva scomparire. Ancora oggi, però, nelle notti più fredde qualcuno dice di aver sentito rintocchi provenire dal lago. Il dettaglio curioso è che le campane furono rimosse prima dell’allagamento. Non esiste alcun oggetto che possa produrre quel suono. Per gli studiosi il ghiaccio che si forma sulla superficie del lago può produrre rumori simili a rintocchi quando si dilata o si frattura. Anche i movimenti dell’acqua contro le strutture sommerse potrebbero generare suoni metallici. Eppure, il racconto continua a circolare, alimentato dal ricordo di ciò che fu perduto.

 

LE FIGURE NEL LAGO

Intorno al lago, negli anni, sono nate anche storie di figure che qualcuno dice di aver intravisto. Racconti che appartengono più alla memoria e all’immaginario della valle che alla cronaca, ma che hanno contribuito a trasformare Curon in uno dei luoghi più enigmatici delle Alpi. Alcuni racconti locali parlano di ombre che si vedrebbero muovere sull’acqua o sul ghiaccio nelle notti d’inverno. In genere vengono interpretate come riflessi o giochi di luce, ma nel racconto popolare diventano le “presenze” del paese sommerso.

 

I DOPPI E GLI SPECCHI

Nel racconto popolare, tra gli abitanti della valle, si dice che il lago non rifletterebbe solo ciò che esiste, ma custodirebbe anche una sorta di “seconda versione” delle cose. Così, accanto al paese reale che fu sommerso nel 1950, nel lago continuerebbe a esistere una specie di Curon specchiata, un paese invisibile che riproduce quello perduto. Da questa idea nasce la “leggenda dei doppi”. Secondo il racconto, nelle giornate di nebbia o nelle notti particolarmente quiete qualcuno avrebbe avuto l’impressione di vedere figure riflesse sull’acqua. Non apparizioni, ma sagome o movimenti che sembrano appartenere a un’altra presenza. Molti spiegano queste visioni con fenomeni naturali: riflessi deformati dalla luce, movimenti dell’acqua, o semplicemente suggestioni nate dal silenzio del luogo. Tuttavia, nella narrazione locale l’interpretazione è più simbolica. Il lago sarebbe diventato uno specchio e quelle figure indistinte sarebbero i riflessi di ciò che un tempo viveva nel paese sommerso.

Questa idea del “doppio” – una realtà visibile e una realtà nascosta sotto l’acqua – è stata ripresa anche nella serie televisiva italiana omonima, “Curon”, dove il lago diventa letteralmente uno specchio da cui emergono versioni oscure delle persone. Anche nella fiction il punto di partenza resta proprio la suggestione che il luogo crea. Nella storia il lago e il campanile diventano il cuore di un racconto dai toni soprannaturali: presenze, segreti legati al passato del paese e figure che sembrano riemergere trasformano il lago in uno scenario inquieto, dove il confine tra memoria e leggenda si fa incerto.

 

L’ACQUA CHE CANCELLÒ UN PAESE

In inverno, quando il lago gela completamente, il ghiaccio forma una distesa bianca che permette di avvicinarsi al campanile a piedi. In quei momenti la percezione è insolita: sotto quella superficie immobile esiste ancora la struttura del paese vecchio. La storia di Curon non appartiene al Medioevo, ma al Novecento. Negli anni Trenta venne progettato un grande bacino idroelettrico per sfruttare le acque della valle. Il piano prevedeva di unire due laghi naturali – Resia e Curon – e di innalzare il livello dell’acqua di oltre venti metri. Il progetto incontrò subito l’opposizione degli abitanti. Per realizzarlo sarebbe stato necessario cancellare interi villaggi e trasferire centinaia di persone. Le proteste continuarono per anni, ma la decisione non cambiò. Nel 1950, quando la diga fu completata, Curon fu evacuata. Non per un disastro naturale ma per una decisione industriale. Gli abitanti protestarono, scrissero petizioni, si rivolsero perfino al Vaticano. Non servì. Nel giro di pochi mesi il livello dell’acqua salì fino a cancellare il paese. Più di cento case furono demolite o inghiottite. Circa settecento abitanti dovettero lasciare le loro terre. Rimasero solo i campi e il campanile della chiesa di Santa Caterina. Il resto scomparve sotto il lago.

Condividi