di Maria Fonte
Cinque secondi di filmato. Solo cinque. Eppure, tanto basta a mandare in onda una scena dal senso raccapricciante: un uomo vestito di nero e con il passamontagna dello stesso colore a coprirgli integralmente il volto, che impugna una finta ascia, presumibilmente di cartone, per evocare alla mente le sembianze di un boia moderno. Al fianco la riproduzione di una ghigliottina, ovviamente fasulla, che hai tempi della Rivoluzione francese era lo strumento principe delle esecuzioni capitali dopo le condanne di morte. Alla base del patibolo la “testa” disegnata della Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, con lo sguardo quasi arrabbiato. Un disegno grossolano, che ritrae la premier con la sua chioma bionda, che spicca sul rosso sangue che colora il buco un tempo destinato al collo del condannato. La ghigliottina va giù e gli spettatori del macabro rituale esultano, urlano e in alcuni secondi sembrano quasi ululare come i lupi sulla preda inerme.
“COLLEZIONALI TUTTI”
La finta testa cade nella cesta posta sotto la struttura, ma non è la sola a essere raccolta: ce ne sono altre, quasi dormienti. L’unica riconoscibile è quella del leader israeliano Netanyahu, sovrastata da un grande cartello rosso con la frase particolarmente visibile nel frame “collezionali tutti”. Poi al fianco della ghigliottina, sul lato sinistro per chi guarda il video, si può scorgere una ‘ruota della fortuna” con una freccia che indica il cognome ‘Meloni’. Ma non è il solo segnato: tra le possibili alternative ci sono Orban, Netanyahu, Trump e altri due nomi che sembrerebbero essere Putin (scritto Peoutin) e Musk.
CARNEVALE POPOLARE
La notizia del video è stata data dal Secolo d’Italia e sarebbe stato girato lo scorso sabato 28 febbraio a Reggio Emilia, nel corso del Carnevale Popolare di Reggio Emilia, manifestazione autogestita organizzata da alcune realtà cittadine e distinta dal Carnevale ufficiale della città. In rete si definiscono “realtà autogestite”, ma l’evento si svolge in spazi pubblici ed è rivolto anche a famiglie e bambini, coinvolti nei preparativi. Un’iniziativa che, per sua natura, dovrebbe essere festa e creatività, non evocazione di condanne capitali.
LE REAZIONI
Le prime reazioni politiche non si sono fatte attendere. A intervenire per prima è stata la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che ha parlato di «ogni limite di tollerabilità abbondantemente superato». Per la ministra, quanto accaduto segna un salto di qualità preoccupante: «alle evocazioni verbali della violenza si aggiunge ora la rappresentazione fisica della decapitazione», un passaggio che rende l’episodio «inaccettabile» e «una vergogna». Roccella ha poi escluso qualsiasi attenuante legata al contesto festivo. Il cosiddetto “gioco della ghigliottina” non può trovare «alcuna giustificazione, né per il Carnevale né per altre ragioni», ha affermato, osservando che uno strumento come la ghigliottina dovrebbe essere «universalmente condannato» e non legittimato «nemmeno per gioco».
Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, esprimendo «piena solidarietà al Presidente Meloni» ha definito «gravissimo» il gesto rappresentato nel video diffuso dal Secolo d’Italia. Un episodio che, secondo Musumeci, è «inaccettabile» e «non può trovare spazio nel dibattito pubblico». Da qui l’auspicio di una presa di posizione trasversale: il ministro si è detto convinto che quanto accaduto debba essere «condannato con fermezza da tutte le forze politiche». Un monito sul clima generale, parlando di «diffuso clima di intimidazione e violenza strisciante» che «non lascia presagire nulla di buono».
Sulla stessa linea Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha definito l’episodio «l’ennesima azione volta ad alimentare l’odio politico». Le immagini diffuse dal Carnevale popolare di Reggio Emilia sarebbero, secondo l’esponente di FdI, «sintomo di irresponsabilità e violenza che non si può mascherare in nessun modo, neppure con l’escamotage del carnevale». Montaruli ha inoltre sollevato il tema del doppio standard nel dibattito pubblico, chiedendosi dove siano «le paladine dei diritti delle donne» quando l’attacco colpisce una donna appartenente al centrodestra.
È intervenuta in merito anche la vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Elisabetta Gardini, che ha definito quanto accaduto «grave e inaccettabile», sostenendo che la messa in scena della decapitazione simbolica del Presidente del Consiglio «alimenta odio e delegittimazione personale». Gardini ha chiesto che l’allestimento venga «rimosso immediatamente» e ha invocato una «condanna senza esitazioni», ribadendo che «la condanna della violenza non può essere a geometria variabile».
Secondo l’esponente di FdI, trasformare una scena di decapitazione in spettacolo rappresenta «un segnale devastante», perché «banalizza la violenza e rende l’odio socialmente accettabile». Da qui l’appello rivolto a organizzatori e istituzioni locali affinché prendano le distanze «con chiarezza».
Il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, Questore della Camera, che ha parlato di «limite superato nel confronto democratico». La rappresentazione simbolica della decapitazione del Presidente del Consiglio, ha dichiarato, «non è satira, non è folklore, non è Carnevale: è una barbarie carica di odio», un messaggio che «mira a disumanizzare l’avversario politico». Trancassini ha denunciato una «deriva preoccupante» nel linguaggio pubblico, sottolineando come evocare l’eliminazione simbolica dell’avversario appartenga «alle pagine più buie della storia, non a una democrazia matura», e ha chiesto una condanna netta dell’episodio «senza distinguo o ambiguità».
IRONIA O VIOLENZA?
Il Carnevale è tradizionalmente il tempo dell’eccesso e della caricatura. La satira politica, anche quando è dura, fa parte della cultura democratica. Tuttavia, la rappresentazione di una decapitazione – pur in forma scenica – che coinvolge la più alta carica del governo italiano apre un interrogativo diverso: quello del rispetto istituzionale e della qualità del messaggio che si trasmette, soprattutto in un contesto definito “popolare” e frequentato anche da minori. Simulare un’esecuzione capitale non è semplice ironia. È un gesto che veicola un’immagine di violenza simbolica.
LA POSIZIONE
Come Giornaliste Italiane riteniamo che la riproduzione di una condanna a morte nei confronti della Presidente del Consiglio non possa essere archiviata come goliardia. Non è satira, non è ironia: è un messaggio di odio travestito da spettacolo. La presenza di bambini a una manifestazione pubblica impone una responsabilità ancora maggiore. Il confronto politico può essere duro, ma non può scivolare nella rappresentazione della soppressione fisica dell’avversario. È su questo terreno culturale, prima ancora che politico, che si misura la qualità del nostro linguaggio pubblico. Chissà se anche altri prenderanno le distanze dal macabro spettacolo visto o se condanneranno la violenza contro la donna che oggi guida il governo della Nazione. Visti i precedenti è difficile aspettarselo, perché insultare la Meloni per alcuni sembra proprio essere uno pseudo diritto su cui proprio non si può scherzare.
