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SILVIA SALEMI MOSTRA LA COPERTINA E IL RETRO DEL SUO PROGETTO DISCOGRAFICO CELEBRATIVO

TRENT’ANNI DI SILVIA SALEMI, DONNA, ARTISTA E MAMMA

Dalla valigia per Castrocaro al ritorno consapevole all’Ariston: un percorso fatto di scelte coraggiose, pause controcorrente, creatività e nuove ripartenze tra palco, radio e scrittura.

di Sofia Petti

C’è un’immagine che più di ogni altra racconta l’inizio di tutto: un vestito in valigia e una ragazza di diciott’anni che parte per Castrocaro. È il 1995 quando Silvia Salemi vince il Festival di Castrocaro, trampolino storico per la musica italiana. Ma più della vittoria, conta il primo atto: partire. «Non mi sono mai resa conto di aver gestito una carriera», racconta oggi. La sua non è mai stata una scalata pianificata, ma un attraversamento vissuto giorno per giorno. Una studentessa con pochi soldi, in una Roma immensa, senza appoggi familiari. L’ansia non era quella del palco, ma quella della costruzione: trovare una casa, diplomarsi, capire il proprio posto nel mondo.

LA SCELTA DI ESSERE MAMMA

Poi arriva l’Ariston. La prima volta sul palco del Festival di Sanremo aveva 17 anni e mezzo. Il conduttore era Pippo Baudo, attorno a lei professionisti con decenni di esperienza. Lei si sentiva piccolissima, fuori posto. Oggi a quella ragazza direbbe di godersela di più, di fidarsi meno di alcune persone e di vivere con maggiore leggerezza quei momenti irripetibili. Se questi trent’anni si potessero riassumere in una parola, sarebbe “scelta”. Nel pieno di una carriera avviata, Silvia Salemi decide di rallentare. Non per crisi artistica, ma per maternità. Nascono Sofia e Ludovica e, in una città grande e dispersiva come Roma, senza il supporto quotidiano dei nonni, la decisione è netta: esserci. Nei primi anni di vita delle figlie la priorità diventa la presenza. Niente lunghe tournée lontano da casa, niente settimane intere in studio o in televisione. Anche dopo un concerto a centinaia di chilometri, il desiderio era quello di rientrare nella notte pur di svegliarsi nel proprio letto e accompagnarle al mattino a scuola. È stata una scelta consapevole e controcorrente.

LE DIFFICOLTÀ

In un sistema che celebra la madre che si sacrifica ma guarda con sospetto la donna che rientra, il ritorno non è stato semplice. «È come se dovessi ricominciare dal gradino più basso», racconta. Rientrare “dalla finestra”, con pazienza e umiltà, accettando di essere percepita come quella che si era fermata e ora voleva riprendersi spazio. Una dinamica che molte donne conoscono: apparentemente elogiate quando mettono la famiglia al primo posto, ma silenziosamente giudicate quando tentano di rientrare. Eppure, Silvia Salemi non ha mai vissuto quella pausa come un sacrificio. Oggi guarda Sofia e Ludovica come giovani ragazze strutturate, con punti di riferimento solidi. Il nucleo familiare, quattro persone molto unite, è diventato la sua prima conquista. Non tutte le donne, sottolinea, hanno la possibilità di fermarsi o rallentare. Lei ha avuto questa fortuna e ne è consapevole. Quando le figlie crescono, comincia un rientro graduale nel mondo dello spettacolo. Riprende la musica, si dedica alla radio come conduttrice, apre una nuova fase professionale.

L’EVOLUZIONE

Torna anche all’Ariston, ma in una veste diversa: non più solo cantante in gara, bensì voce narrante, osservatrice, presenza consapevole di un palco che conosce profondamente. Non c’è l’urgenza di tornare in competizione. Il Festival è una macchina enorme, capace di amplificare ma anche di stritolare. Serve essere pronti a consegnare il proprio progetto a qualcosa di più grande. E oggi la maturità le permette di scegliere senza inseguire. Nel 2026 si celebra il trentennale di “Varietà”, brano simbolo di una stagione artistica e di un’identità precisa. Un anniversario che diventa occasione per un nuovo progetto discografico celebrativo, per il teatro, per la radio che continua ad accompagnare il suo presente. L’anno prossimo, il 2027 ricorrerà anche il trentennale di “A casa di Luca”, altro tassello fondamentale del suo percorso musicale, il palco di Sanremo condotto da Mike Bongiorno, affiancato da Valeria Marini.

LA SCRITTURA

Accanto alla musica c’è la scrittura. “La voce nel cassetto”, romanzo pubblicato nel 2016-2017, torna in una nuova edizione a dieci anni di distanza. Scrivere, racconta, è stato un bisogno personale: mettere ordine nei primi ventidue anni di vita, prima della famiglia, prima della maturità, prima di Sofia e Ludovica, il patto fatto con la Silvia ragazzina di Palazzolo Acreide in provincia di Catania. Un modo per non perdere memoria della prima Silvia, quella partita con una valigia e un sogno. Dal libro emerge un messaggio chiaro: anche partendo da condizioni precarie, si può cambiare rotta, ribaltare il destino, trovare una dimensione che restituisca equilibrio.

IL MOTTO DI SILVIA

Oggi Silvia Salemi si definisce con tre parole che sono diventate il suo motto: forte, potente, fiera. Forte delle scelte fatte, anche quando erano impopolari. Potente nella consapevolezza conquistata nel tempo. Fiera delle sue radici siciliane, della fede, della famiglia, dell’esempio offerto alle figlie. Perché, come dice lei stessa, i figli osservano tutto: assorbono più dai gesti che dalle parole. Trent’anni dopo quel primo vestito in valigia, la ragazza di Castrocaro non è più un pesce fuor d’acqua. È una donna che ha attraversato palco e silenzi, maternità e ritorni, senza mai perdere la propria voce. E forse è proprio questa la conquista più grande del suo “Varietà”: aver dimostrato che si può scegliere, fermarsi, ripartire e restare fedeli a sé stessi.

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