di Federica Corsini
C’è chi costruisce una carriera salendo un gradino dopo l’altro e chi, ad un certo punto, decide di cambiare scala. Il libro di Federica Marchionni è il racconto di chi non ha mai smesso di cercare nuove strade, anche quando il successo sembrava già garantito. “Una Testa piena di sogni” è una storia di scelte radicali, di paure affrontate e di libertà riconquistata.
«Da subito. Tuttavia, anche se ho sempre avuto una direzione e pianificavo tutto sin da ragazzina, ho capito meglio quello che per me era ed è il senso dei sogni quando sono arrivata “dall’altra parte della luna, in America”. Non tanto perché lì esiste il cosiddetto “sogno americano”, che ho poi avuto l’opportunità di vivere, quanto perché nel descrivere i miei progetti parlavo di dreams. Noi italiani siamo più sognatori e non parliamo di goal o di obiettivi, ma di sogni. Eppure ero e sono sempre stata pragmatica, per cui cercavo un modo per riconciliare questi concetti, e alla fine ho capito che per me il sogno era il primo passo del progetto, l’immaginazione che mi dava appunto la direzione che la bussola poi avrebbe aiutato a seguire. Nel mio libro ho quindi chiamato i sogni DREAM-PLAN».
«Grazie ai risparmi ben investiti negli anni gli studi e i primi impieghi, ero riuscita ad acquistare un bilocale a Roma già da giovanissima. Quando lasciai il mondo della tecnologia per entrare in quello della moda a Milano, non solo stavano cambiando tutti i parametri di riferimento dell’industria e dei consumatori, ma dovevo continuare a pagare il mutuo sulla casa di Roma e l’affitto a Milano.
Inoltre, ero passata dall’avere un contratto a tempo indeterminato ad un contratto di soli due anni, con ben sei mesi di prova. Sei mesi lunghissimi, dove l’incertezza regnava sovrana nelle mie notti, spesso insonni, perché se il cambiamento di settore, non solo di Azienda, non fosse andato bene, mi sarei ritrovata piena di debiti e senza un lavoro. Ero alla soglia dei trent’anni e mi dissi che se anche avessi fallito, avrei avuto la forza ed il coraggio di reinventarmi ed ero disposta a ripartire da zero. Quest’audacia mi ha permesso di prendere un grande rischio che poi è stato ampiamente ripagato, visto il felicissimo percorso e i quasi quattordici anni trascorsi in Dolce&Gabbana».
«Il soffitto di cristallo per le donne c’è ed è sottilissimo. Abbiamo fatto enormi progressi in questi 80 anni circa – ovvero da quando in Italia le donne hanno avuto il diritto al voto. Pensare però che davvero oggi abbiamo le stesse opportunità degli uomini quando si è vicini a quel tetto è pericoloso, poiché questo mindset frenerebbe l’evoluzione necessaria da parte di entrambi a raggiungere un maggior sviluppo per una società migliore. Un esempio concreto sono i metri di giudizio qualitativi e le seconde e terze chance che hanno gli uomini rispetto alle donne, che spesso partono già con minori strumenti a disposizione (quali ad esempio il network tra loro). Molto spesso, però, sono le stesse donne con posizioni di potere a non aiutare l’ascesa di altre donne: dovremmo essere non solo più collaborative ad accogliere più colleghe ai vertici, ma anche più ferme verso chi non si presta alla collaborazione. Ci vorrà del tempo ancora ma, per fortuna, la bussola ci sta portando nella giusta direzione».
«La fragilità costante è debolezza. Momenti di fragilità espressi e superati sono atti di grande coraggio e forza. Ci vuole coraggio per ammettere di sentirsi indeboliti, soprattutto per chi è sempre stato sicuro di sé; per riconoscere di aver sbagliato quando tutto è andato sempre benissimo, e per scusarsi persino pubblicamente, non solo in privato. In quei momenti si vede soprattutto la paura del giudizio altrui, che diventa buio quando ci si espone. Queste situazioni di vulnerabilità possono essere superate più facilmente quando, in fondo, si ha fiducia in sé stesse, in ciò in cui si crede e si riesce ancora a guardare l’orizzonte lontano.
C’è un’espressione inglese che dice: “Il successo ha molti genitori, il fallimento è orfano”. A me è sempre piaciuto chi aveva il coraggio di ammettere di aver sbagliato qualcosa piuttosto di coloro che pensavano di essere intelligenti per averla fatta franca in caso di errori. Vedevo chi si assumeva la responsabilità come persone più forti, sicure, non solo sincere, e niente affatto perdenti ma i veri vincitori, a cui solo il tempo avrebbe dato ragione.
Ho modellato la mia leadership intorno a questi principi: coraggio, lealtà e fiducia in me stessa. Sono sempre stata convinta che questi sono gli ingredienti per conquistare successi importanti»
«TS Elliot diceva che: “Solo chi rischia di andare troppo lontano avrà la possibilità di scoprire quanto lontano può andare”. Non dobbiamo porci dei limiti nel sognare per la paura di fallire. Nell’osare si ha tutto da guadagnare: raggiungere mete impensate e capire di che stoffa siamo fatte. Spesso i fallimenti sono solo un punto di ripartenza verso altri obiettivi, che magari sono anche più giusti per noi. Nel sognare in grande, non c’è nulla da temere se non il fatto di rinunciare a vivere dei propri sogni. Non tutti dobbiamo diventare grandi leader, ognuno ha il suo sogno. Ma qualsiasi esso sia, va ingigantito, perché è quell’aria che entra nella bolla del nostro pensiero che poi ci da linfa vitale».
«Nella chiarezza. Si dice che ”i numeri parlano da soli”, tuttavia, guardare oltre i numeri è stato il mio punto di forza per cogliere opportunità di business, spesso nascoste da un andamento mediamente soddisfacente. La creatività è spesso caotica ma per essere vincente deve poi essere focalizzata all’obiettivo, scegliendo secondo criteri che solo una visione chiara può aiutare a semplificare. Forse è stata proprio questa combinazione di visione chiara e passione per la creatività che ha poi portato il raggiungimento di numeri più che soddisfacenti».
«Il supporto e la comprensione che oggi cerco di dare a chi si trova nel percorso del successo. Pensiamo che i vincenti siano privi di momenti difficili, di emozioni, di sofferenze e che, spesso, poiché chi ha successo ha soldi e potere, allora è giusto che – oltre al sacrificio – abbiano anche tanto dolore. Perché? Combatto questo stereotipo e cerco di celebrare sempre il successo altrui, ma ancor di più – dietro le quinte – cerco di aiutare a superare le difficoltà. Spesso, però, osservo che ci sono leader che sono poveri di conoscenza di sé stessi e delle cose più importanti della vita. Auspico quindi che tutti i leader accrescano la propria umanità, oltre a occuparsi della crescita del potere e dello stipendio. Umanizzare una leadership più ambiziosa è ciò che cerco di dimostrare con il mio lavoro e di diffondere come messaggio per le nuove leve».
«Essere esploratori della vita. Vivere la vita in capitoli. Elevare l’ambizione e raggiungere obiettivi con il coraggio di sognare, di prendersi rischi e di non temere il fallimento. Ci si può sempre reinventare con un buon lavoro e con lo spirito di sacrificio. Come dico nel libro, partiamo tutti da un ground zero, ma abbiamo dentro le energie e le capacità per volare, proprio come un razzo che sulla rampa è ancora ancorato alla terra ma già pieno di carburante e strumenti per raggiungere lo spazio.
Ho inventato il mio futuro attraverso scelte non ovvie. Spero di elevare il livello di ambizione, di far immaginare un futuro migliore e di spronare a vivere con audacia, non solo per noi stesse ma per ciò che possiamo imprimere nella società.
Vorrei accrescere la fiducia nel raggiungimento di mete impensate attraverso esempi concreti. Spero che la mia storia aiuti le persone a riconoscersi ricche di qualità e possibilità. Possiamo essere più ambiziosi, possiamo farcela: bisogna crederci.
Per farlo, servono esempi. Il mio è solo uno dei tanti, ma spero che possa contribuire a una crescita imprenditoriale, intellettuale e umana. Una storia che parte da un piccolo paese d’Italia e che fa il giro del mondo. È ciò che auguro ai giovani – e a tutti coloro che, anche meno giovani, desiderano o devono reinventarsi. #Dream-Plan!».




