Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

Libertà di scelta, a 80 anni dal voto delle donne 

Annamaria Milano
Libertà di scelta, perché ‘C’è ancora domani’ come ci ha raccontato quel meraviglioso film di Paola Cortellesi. Intrinsecamente legato agli 80anni dal primo voto delle donne, quel 2 Giugno 1946 è la giornata storica, emblema della nostra conquista dei diritti politici italiani, di rappresentanza.
Il voto del 1946 ha trasformato l’Italia in una democrazia totale, riconoscendo che la sovranità appartiene a tutto il popolo senza distinzioni di genere.
Sono da ricordare le 21 (o 22 secondo alcune fonti) donne elette nell’Assemblea Costituente, il cui contributo è stato decisivo per sancire l’uguaglianza formale nell’Articolo 3 della Costituzione che sancisce “il principio di uguaglianza(formale e sostanziale) e la pari dignità sociale. Garantisce l’uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà ed eguaglianza. Il fine è il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. “Perché come spiegato, di recente, dal filosofo Matteo Saudino “l’anima della nostra democrazia ha un nome: Costituzione”.
In essa va ricercata e ritrovata la FIDUCIA. “In un tempo in cui la distanza tra principi e realtà appare evidente, la domanda cambia: non cosa dice la Costituzione, ma quanto vive davvero nelle nostre scelte, nei nostri comportamenti, nel nostro modo di stare insieme. Senza fiducia, le regole restano forma. Senza regole, la fiducia resta fragile. È in questo equilibrio che si gioca il nostro presente. “Questo anniversario, dunque, non è solo una commemorazione storica, ma un’occasione per riflettere sull’evoluzione dei diritti civili e sulle sfide ancora aperte per la parità di genere. Il suffragio è stato il motore per riforme successive fondamentali, come l’accesso alla magistratura (1963), il diritto al divorzio (1970) e la riforma del diritto di famiglia (1975).
Iniziative in tutta Italia, da Roma a Torino, Milano e Siena, utilizzano la memoria del 1946, per spronare le nuove generazioni a difendere e rinnovare diritti che, talvolta, sono messi in discussione. Nel 2026, gli 80 anni dal voto delle donne rappresentano il compimento di un percorso storico che ha trasformato l’Italia in una “democrazia totale”, segnando il passaggio definitivo dalla sudditanza alla cittadinanza attiva.
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