Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

CALABRIA - Immagine IA

LAINO BORGO

Un paese che non si mette in mostra e proprio per questo funziona: pietra, fiume, passi lenti e una vitalità che non ha bisogno di rumore.

di Patrizia Renzetti

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Il posto dove non succede niente… ed è proprio per questo che succede tutto

Laino Borgo non cerca consensi. Sta dove sta, fa quello che deve fare, e intanto funziona benissimo. È uno di quei luoghi che non si sforzano di essere “belli”, ma finiscono per esserlo proprio per questo. Siamo in Calabria, provincia di Cosenza, all’ingresso del Parco Nazionale del Pollino, Patrimonio UNESCO. Un punto preciso sulla mappa, ma soprattutto un cambio di passo.

ARRIVARE FA PARTE DEL GIOCO

Arrivarci è già parte del gioco. Il treno si ferma prima, poi serve l’auto. La strada sale, il paesaggio si apre, il verde prende il sopravvento e il tempo rallenta senza chiedere permesso. Non è una deviazione scomoda: è un avvicinamento graduale. Quando si arriva, è chiaro che quel percorso era necessario.

UN PAESE COSTRUITO PER VIVERE

Il paese è compatto, raccolto, fatto di pietra, case vicine e vicoli stretti. Non per estetica, ma per necessità. Una scelta antica che oggi rende Laino Borgo facile da attraversare, intuitivo, umano. Qui ci si muove a piedi, ci si orienta in fretta, ci si sente subito dentro e non spettatori.

IL FIUME COME ORIGINE

Anche il nome racconta molto: Laino deriva da “Lainos”, “del fiume Lao”. Il fiume è l’origine di tutto. Anche quando non si vede, si sente. È il motivo per cui questo luogo esiste e resiste.
Non a caso l’area era abitata già in epoca ellenistica: poco fuori dal centro, a Santa Gada, sono emersi resti di un insediamento antico e di un luogo di culto pagano. Segno che qui, da secoli, qualcuno sceglie di fermarsi.

I MURALES CHE SPIEGANO

Il centro storico sorprende con un percorso di murales che non hanno nulla di decorativo. Sono ventidue, uno lungo ventidue metri, e raccontano il paese per quello che è: lavoro, tradizioni, scene di vita quotidiana, persone reali.
Non abbelliscono, spiegano. Il percorso scende dalla parte alta del borgo e attraversa il vicolo del sentimento: all’ingresso una coppia giovane che si bacia, all’uscita due anziani mano nella mano. In mezzo, tutto il resto. Funziona perché è semplice.

IL CAMMINO CHE RALLENTA

Questo progetto rientra in una riqualificazione più ampia del centro storico e delle campagne. Laino Borgo non si reinventa: si riconosce. Il paese non è mai stato isolato. Lo dimostra la storia di Pietro Paolo Navarro, nato qui nel Cinquecento e arrivato fino in Asia. Un dettaglio che ribalta l’idea di borgo chiuso e autoreferenziale. A pochi chilometri dal centro si raggiunge il Santuario delle Cappelle, il Sacro Monte del Sud. Sedici cappelle costruite a partire dal Cinquecento segnano un percorso accessibile, immerso nel verde del Pollino. È un cammino che invita a rallentare, senza obblighi e senza retorica. Qui conta il ritmo, più che la meta.

ACQUA E NATURA

Laino Borgo è anche sport e movimento. Dal 2016 ospita la Granfondo dei Bruzi, con percorsi che attraversano borghi, boschi, mulattiere e vecchi tracciati ferroviari. A luglio, dal 10 al 12, la gara si affianca a momenti conviviali: festa della birra, pasta party, recupero collettivo. Il fiume Lao resta protagonista: rafting, kayak, canyoning nelle gole, con percorsi per chi cerca adrenalina e per chi viaggia in famiglia. Intorno, trekking, e-bike, Parco Avventura Gioia e Ciclovia dei Parchi, che parte proprio da qui.

RITI CHE UNISCONO

E poi si mangia. Cucina contadina, concreta, senza compromessi: lagane e fasuli, cavatieddi, rascatieddi, peperoni in tutte le versioni possibili, dolci che fanno dimenticare le buone intenzioni. Durante l’anno il paese si accende con eventi che sono identità pura: la Giudaica del Venerdì Santo, il Palio cu li Ciucci, le sagre d’autunno, ’A ’Ntinna dedicata a Sant’Antonio.

Laino Borgo non chiede attenzione.
Chiede solo tempo.
E lo ripaga molto bene.

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