La vergogna è negli occhi di chi offende
“La vergogna è negli occhi di chi offende”. È il messaggio che ha accompagnato a Mestre il primo grande appuntamento nazionale dedicato al contrasto del bodyshaming, organizzato alla vigilia della prima Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone, che verrà celebrata ufficialmente il 16 maggio grazie alla legge 150 del 2025. Un evento che ha riunito istituzioni, scuole, associazioni e mondo dell’informazione per affrontare un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani, e che oggi viene riconosciuto non più come una semplice forma di scherno, ma come una vera violenza psicologica e sociale.
La nuova giornata nazionale nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze dei giudizi legati all’aspetto fisico e promuovere una cultura fondata sul rispetto della persona e sull’accettazione delle differenze. Un passaggio importante, che porta per la prima volta il tema del bodyshaming all’interno di un percorso istituzionale e culturale condiviso.
A promuovere l’iniziativa, l’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, che ha voluto trasformare il tema del bodyshaming in una battaglia culturale collettiva. Il messaggio scelto per la campagna ha rappresentato il filo conduttore dell’intera giornata, spostando l’attenzione dalla vittima a chi utilizza il giudizio e l’umiliazione come forma di aggressione.
L’evento di Mestre ha segnato anche l’avvio ufficiale della prima campagna nazionale italiana contro il bodyshaming, costruita attorno a un linguaggio diretto e a un’immagine volutamente forte: il volto della stessa Martina Semenzato deformato graficamente, simbolo della pressione sociale esercitata sull’apparenza fisica e dei modelli estetici imposti dalla società contemporanea. Una scelta comunicativa capace di colpire immediatamente e di invitare a una riflessione profonda sul peso delle parole e dei giudizi.
A moderare l’incontro è stata la giornalista Manuela Moreno, tra i volti più autorevoli dell’informazione televisiva italiana e associata di Giornaliste Italiane, che ha guidato il confronto con equilibrio e sensibilità, dando spazio a testimonianze, riflessioni e interventi su un fenomeno che coinvolge sempre più persone, soprattutto tra i giovani.
Al tavolo degli interventi hanno partecipato la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Eugenia Roccella, la sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, il presidente di ANCI Veneto e sindaco di Treviso Mario Conte, la direttrice di Coldiretti Veneto Marina Montedoro e il presidente di ANINSEI Confindustria Enrico Pizzoli. A portare la propria testimonianza sul tema è stato anche il consigliere regionale Claudio Borgia.
Nel suo intervento, il ministro Eugenia Roccella ha posto l’attenzione anche sui rischi legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella manipolazione delle immagini, sottolineando come il fenomeno colpisca in modo particolare le donne. “Abbiamo inserito nella legge sull’intelligenza artificiale un articolo apposito con cui si puniscono le manipolazioni dell’immagine di una persona, soprattutto quando sono manipolazioni particolarmente offensive, come è purtroppo molto spesso nei confronti delle donne”, ha dichiarato. Roccella ha poi evidenziato come gli strumenti legislativi rappresentino un primo passo importante, ma non sufficiente: “Quel che va fatto anche qui è un cambiamento culturale. Nei confronti delle donne, purtroppo, c’è sempre l’insulto sessista, l’immagine manipolata e, con l’intelligenza artificiale, questa situazione si può aggravare. Dobbiamo essere tutti molto attenti a presidiare questo ambito”.
Uno degli aspetti più significativi della giornata è stato il coinvolgimento delle scuole. Numerosi istituti hanno seguito l’evento anche in collegamento streaming, partecipando a un confronto che ha posto al centro il rapporto tra giovani, social network e percezione del corpo. Il bodyshaming, infatti, trova oggi uno dei suoi principali amplificatori proprio nel mondo digitale, dove commenti offensivi, derisioni e modelli estetici irrealistici finiscono spesso per incidere profondamente sull’autostima degli adolescenti.
Durante l’incontro è stato ribadito come le conseguenze della denigrazione dell’aspetto fisico non siano soltanto emotive, ma possano trasformarsi in isolamento, disagio psicologico, ansia sociale e disturbi alimentari. Per questo la campagna nazionale non si limiterà a una singola giornata simbolica, ma proseguirà con attività di sensibilizzazione rivolte a scuole, amministrazioni locali e cittadini.
Nel corso dell’evento sono stati inoltre presentati i materiali informativi destinati ai Comuni e agli istituti scolastici, pensati per promuovere percorsi educativi sul rispetto e sull’uso consapevole del linguaggio, anche online.
Accanto alle istituzioni, hanno partecipato anche realtà impegnate da anni sul fronte della salute psicologica e dei disturbi alimentari, tra cui il Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari, Consult@noi odv e Soroptimist International Italia. La loro presenza ha contribuito a sottolineare quanto il fenomeno del bodyshaming abbia effetti concreti e spesso sottovalutati nella vita quotidiana delle persone.
La giornata di Mestre ha rappresentato così un primo passo verso una maggiore consapevolezza collettiva su un fenomeno che attraversa ogni fascia d’età e che non riguarda soltanto il peso corporeo, ma qualsiasi caratteristica fisica considerata “diversa”: età, altezza, lineamenti, disabilità, cicatrici o imperfezioni.
Il messaggio emerso con forza dall’incontro è stato chiaro: il problema non è il corpo di chi subisce il giudizio, ma lo sguardo di chi sceglie di trasformare l’aspetto fisico in motivo di discriminazione. Un cambio di prospettiva culturale che la campagna nazionale punta ora a diffondere in tutta Italia

