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La Magnifica Umanità di Papa Leone XIV e la sfida dell’Intelligenza Artificiale

Elisabetta Mancini

 

L’Intelligenza Artificiale può “essere un aiuto prezioso” ma, allo stesso tempo, richiede “un approccio sobrio e vigile”. A 135 anni dall’Enciclica di Papa Leone XIII, la storica “Rerum Novarum”, Papa Leone XIV ripercorre le orme del suo predecessore e con “Magnifica Humanitas” e offre una riflessione sulla persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Le grandi sfide politiche e sociali in una analisi profonda e attenta al mutamento imposto dal progresso tecnologico che, per il Pontefice, deve avere al centro l’uomo con le sue fragilità, l’uomo cosciente della necessità di orientare il cambiamento e, come perno del ragionamento, la Dottrina Sociale della Chiesa. Il Papa, fin dall’introduzione, pone l’attenzione su due immagini bibliche, Babele nel Libro della Genesi e la ricostruzione delle Mura di Gerusalemme con il Libro di Neemia: Babele è la ricerca di potenza che sacrifica le persone ed esclude Dio, Gerusalemme che risorge invece lo fa grazie al suo popolo che si adopera e lavora insieme, mettendo Dio al centro. Un parallelismo che, applicato al tempo che stiamo vivendo con l’IA, pone l’uomo e la società davanti ad una scelta simile: affidarsi al potere delle nuove tecnologie o utilizzarle per il bene di tutti. La prima Enciclica di Papa Prevost offre una visione completa del pensiero dei Pontefici e della Chiesa Cattolica, dalla Rerum Novarum del “Papa dei lavoratori” del 1891, alla Laudato Si’ di Papa Francesco, in una trasformazione lunga oltre un secolo che percorre la storia recente dell’uomo. Cento anni di sfide per il Vaticano che oggi, con Leone XIV, affronta la grande questione del progresso tecnologico, esattamente come Leone XIII affrontò il tema della Rivoluzione Industriale.

“Il pericolo che l’umanità diventi vittima delle sue stesse conquiste – scrive il Papa – era già stato colto con lucidità da San Paolo VI, quando avvertiva che «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».  Per questo il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si “ha di più” ma non si “è di più”, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce” sottolinea il Papa che, non dimentichiamo, è anche laureato in Matematica. Un viaggio quello che ci propone, che prende in esame tutti gli aspetti della vita della persona che potrebbero essere condizionati, in positivo o in negativo, dalle ultime grandi conquiste tecnologiche: sta all’uomo dirigerle o subirle. “Oggi, tra i beni che sono universalmente destinati a tutti, dobbiamo annoverare anche le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati. In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni – ricorda Prevost – dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi” spiega “si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini”. Di qui il monito: “la cura della Casa comune e la responsabilità verso i poveri e verso le generazioni future chiedono che l’uso dei beni del creato e delle nuove possibilità offerte dalla tecnica sia regolato in modo tale da rispettare l’ambiente, evitare sprechi e nuove forme di saccheggio”.  E con le nuove tecnologie e con l’Intelligenza Artificiale scorrono le vite degli esseri umani condizionate in ogni aspetto, guerre comprese che anche nella sua Enciclica Leone XIV stigmatizza e rifiuta. Dunque “ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana.

Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana” scrive il Pontefice che precisa: “le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze”. Tecnologie che imitano ma non sono e, soprattutto, non sono neutre: “ogni risposta che appare immediata e perfetta proviene da una lunga catena di mediazioni, da una rete estesa di risorse naturali, di infrastrutture energetiche e, soprattutto, di persone” che guai a sfruttare, ammonisce Prevost, facendo tornare alla mente Leone XIII e le sue battaglie in favore dei lavoratori.  “Magnifica Humanitas” si pone come un’analisi lucida sul come affrontare la nuova sfida tecnologica argomentando su tutti gli aspetti della vita della persona umana, volgendola in positivo, mettendola a disposizione, nel bene, proprio per quella “Magnifica Umanità” che non può farsi piegare da qualcosa che essa stessa ha creato. “Restiamo fedeli alla verità! Vivendo immersi in flussi incessanti di informazioni, opinioni, immagini, sappiamo quanto sia facile orientare decisioni e preferenze attraverso algoritmi sempre più raffinati” consiglia il Papa che non lascia spazio a dubbi: “Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo”.

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