Polimeni: chiamatemi Rettrice (e studiate con passione): il mio viaggio alla guida della Sapienza
Dall'uso del titolo "Rettrice" agli investimenti mirati per le carriere scientifiche femminili, la Sapienza accelera sulla parità. In questo colloquio con Itabloid, la Magnifica Rettrice de la Sapienza Antonella Polimeni, guida dell'ateneo, illustra il piano da 5 milioni di euro per il diritto allo studio, le misure concrete per la sicurezza delle studentesse e l'evoluzione transdisciplinare della didattica, che proietta l'università verso una dimensione sempre più internazionale.
di Jessica Saccone (Vice Direttore)
Lei ha spesso invitato le ragazze a essere ‘autorevoli’. Qual è l’ostacolo culturale più difficile che ha dovuto abbattere nel suo percorso verso il rettorato?
Come ripeto spesso alle ragazze e ai ragazzi che incontro ogni giorno, l’unico vero strumento capace di superare stereotipi e pregiudizi culturali è l’autorevolezza che si costruisce nel tempo attraverso lo studio, la costanza e l’impegno. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, è stato senza dubbio un percorso significativo, che ha richiesto molta dedizione e alcuni sacrifici, reso possibile anche grazie al sostegno imprescindibile della mia famiglia in tutte le fasi della mia vita accademica e professionale.
Perché per lei è così importante essere chiamata ‘Magnifica Rettrice’ e non rettore?
Le parole che usiamo sono importanti perché plasmano la realtà: nominare una cosa, per di più nel modo corretto, è sintomo che quella cosa esiste davvero. Poi, nominare una carica al femminile serve anche a scardinare vecchi stereotipi e pregiudizi di cui per troppo tempo siamo state vittime. Inoltre, anche sotto il profilo della lingua italiana, non vedo perché non si debbano applicare le regole grammaticali esistenti, così come decliniamo al femminile altri nomi che si riferiscono a cariche o professioni.
Quali azioni concrete sta mettendo in atto la Sapienza per promuovere la presenza femminile nelle carriere STEM e informatiche?
Come Ateneo siamo in prima linea per favorire la presenza femminile nelle carriere scientifiche, ma c’è ancora molto da fare: i nostri dati mostrano che le ragazze iscritte a corsi STEM si laureano in corso e con voti mediamente più alti dei colleghi maschi ma la loro presenza rimane ancora purtroppo minoritaria, seppure in aumento nel corso degli ultimi anni. Il divario è causato soprattutto da pregiudizi di genere, che sono presenti ed alimentati già in famiglia, tra gli amici, nella scuola, etc. Su questi aspetti l’Università può e deve intervenire per abbattere barriere culturali e ispirare un cambiamento. L’introduzione di corsi transdisciplinari, focalizzati su innovazione e alta tecnologia, e iniziative come il bando per borse di studio #100ragazzeSTEAM, possono accendere nelle ragazze l’interesse per la scienza e superare quegli stereotipi che pesano già nei primi anni di istruzione.
Lei ha dichiarato che “il merito è utile se significa impegno e inclusione”. Come si concilia questa visione con le crescenti difficoltà economiche degli studenti fuori sede?
Sono profondamente convinta che il diritto allo studio sia reale solo quando diventa concretamente accessibile e capace di incidere sulle condizioni di partenza, garantendo a ogni studentessa e a ogni studente pari opportunità per pari capacità.
In questa prospettiva, e in dialogo costante con le rappresentanze studentesche, l’Ateneo ha scelto di rafforzare progressivamente le proprie politiche a sostegno del diritto allo studio, non solo sul piano dei principi, ma soprattutto su quello delle scelte concrete e delle risorse messe in campo. Oltre alle agevolazioni economiche e alle riduzioni dei contributi universitari già previsti da molti anni, lo scorso dicembre l’Ateneo ha approvato un piano di interventi per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, su un indirizzo altrettanto chiaro che ho voluto promuovere: destinare una quota significativa dell’utile di bilancio al sostegno della nostra comunità studentesca attraverso borse di studio e agevolazioni rivolte a chi vive diverse situazioni di fragilità. Tra tutte cito il rimborso spese per materiale didattico e per consulenze psicologiche e psicoterapia, contributi alloggio, borse per studentesse e studenti con carichi di cura o in condizioni di vulnerabilità. Parliamo di politiche concrete che riconoscono come il percorso universitario non si svolga per tutte e tutti nelle stesse condizioni.
Il tema delle molestie e della sicurezza all’interno della città universitaria è stato oggetto di contestazioni. Quali misure sta adottando l’ateneo per garantire un ambiente realmente sicuro e inclusivo?
Sapienza ha messo in campo strumenti e azioni per sostenere la parità di genere e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione, a partire dall’istituzione della Consigliera della Fiducia e l’apertura del Centro antiviolenza alla quale rivolgersi in caso di molestie e violenze.
In tale direzione, va anche la nostra “Cassetta degli attrezzi”, un corso transdisciplinare online gratuito, aperto a tutta la nostra comunità, dove si approfondiscono i tanti aspetti di un fenomeno così complesso, come quelli giuridici, psicologici, sociologici. Vorrei ricordare anche l’iniziativa “Libere di studiare”: una nuova misura di esonero totale dai contributi di iscrizione a tutti i corsi di studio per le persone vittime di violenza di genere e per gli orfani di femminicidio. Vincere la battaglia contro la violenza maschile sulle donne è urgente. Sapienza ha conosciuto da vicino questo dolore – penso alla nostra studentessa Ilaria Sula, tragicamente uccisa lo scorso anno da un suo coetaneo. L’Ateneo si è costituito parte civile nel processo per il suo femminicidio – una scelta senza precedenti in Italia – e ha istituito un premio di tesi a lei intitolato, dedicato ai lavori che affrontano questi temi.
In un mondo del lavoro che cambia rapidamente, come sta evolvendo l’offerta formativa della Sapienza per non restare legata solo alla tradizione?
Sapienza è un’università pubblica e generalista che offre corsi e programmi di studio in diverse discipline che coprono tutte le aree del sapere dalle scienze dure, agli studi umanistici, dalle arti alla medicina, dalle scienze sociali a quelle economiche. Per approcciarsi nel modo migliore alla complessità del mondo del lavoro, è sempre più importante che le università siano flessibili e al tempo stesso che propongano un’offerta formativa ampia e transdisciplinare. In quest’ottica Sapienza da diversi anni è all’avanguardia: la nostra offerta formativa prevede infatti numerosi corsi di studi e insegnamenti che prevedono la contaminazione di saperi e discipline diverse tra di loro, penso ad esempio a corsi di laurea come quello in filosofia e intelligenza artificiale che da quest’anno accademico comprende anche il percorso magistrale.
Quali sono i prossimi passi per rendere la Sapienza un punto di riferimento internazionale, oltre che per Roma e il Lazio?
Vorrei sottolineare che un numero sempre maggiore di studenti internazionali provenienti da nazioni e continenti distanti si iscrive alla Sapienza: solo lo scorso anno accademico oltre 2600 studenti provenienti da tutto il mondo hanno scelto Sapienza; attualmente gli studenti internazionali iscritti alla Sapienza sono quasi 12mila a fronte dei 10mila di sei anni fa. Questi dati testimoniamo una capacità di attrazione e una dimensione internazionale in crescita, che si è andata rafforzando negli ultimi anni, anche grazie a politiche mirate di collaborazione scientifica e all’incremento di corsi e insegnamenti in lingua inglese. A ciò si aggiunge l’imminente apertura del nuovo campus multidisciplinare di Ateneo a Wuhan in Cina, che conferma l’importante investimento della nostra università a livello internazionale.
Sono risultati importanti e trasversali nelle varie discipline, anche ad esempio nell’ambito degli studi classici, dove per il sesto anno consecutivo Sapienza è prima al mondo nella prestigiosa classifica QS World University Rankings by Subject.
Un msg da lasciare ai suoi studenti, soprattutto donne…
Vivete il vostro percorso universitario pienamente, con passione e con la consapevolezza delle proprie capacità.


