Inusuale, intenso, un inno alla vita delle donne che resistono, si reinventano e fermentano come l’uva, in continuo movimento e sono proprio come il buon vino, solo per intenditori. È “Ermione. Vite & Vite” di Elvia Gregorace, giornalista e blogger enogastronomica che, attraverso la mitologia come strumento per comprendere il presente, il vino come metafora culturale e l’archetipo come chiave di lettura dell’animo umano, scopre le Vite delle donne.
Un’opera narrativa edita da Trenta Editore che intreccia mito, attualità e riflessione sociale, ponendo al centro il tema della violenza, delle fragilità relazionali e della perdita di riferimenti nel mondo contemporaneo. Un modo originale per denunciare l’essere umano che dice sempre di capire, ma ricade sempre nei medesimi errori, dalla memoria corta, non rammenta mai il passato e persevera nel commettere i medesimi errori.
METAFORA DELLA VITE
La vite, del resto, come pianta che cresce, si intreccia, resiste e produce frutti, simbolo di forza, ciclicità, passaggio del tempo e trasformazione, proprio come le vite delle donne, le storie individuali e interconnesse che attraversano il libro, con le loro tensioni, contraddizioni, ferite e fermenti interiori.
«Questo libro – spiega l’autrice – nasce dalle mie passioni: il vino, le donne e la cultura classica. Ermione, in prima persona, è una spettatrice dei nostri tempi e protagonista di quelli passati. Guarda le donne dall’antichità a oggi e le racconta, anche attraverso i femminicidi che tratteggia perché li vede da una sua speciale dimensione. Le uve hanno anche delle storie e persistono ai cambiamenti, alle intemperie, alle vicissitudini proprio come le femmine».
VOCE MITOLOGICA
E il volume prende voce da Ermione, figura mitologica spesso relegata ai margini: figlia di Elena e Menelao, abbandonata dalla madre e trascurata da un padre ferito nell’onore, diventa osservatrice lucida della propria esistenza e, insieme, della nostra epoca. Attraverso il confronto tra mito e cronaca, Ermione si fa cronista di passioni, gelosie, invidie, innocenze e profezie che attraversano i secoli e si manifestano oggi in forme ancora più drammatiche.
RIFLESSIONE CULTURALE
La Prefazione del professor Attilio Scienza, tra i massimi studiosi della cultura della vite e del vino, colloca l’opera in una riflessione più ampia richiamando il valore degli archetipi come strumenti necessari per orientarsi in una società che ha smarrito famiglia, ascolto e contatto umano, sottolineando come mito e cultura possano ancora offrire esempi, equilibrio e consapevolezza.