IL NUOVO PATTO DI MIGRAZIONE E ASILO
Manuela Conte
La tanto attesa svolta in materia migratoria finalmente è arrivata: il 12 Giugno entra in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo, che supera definitivamente il Regolamento di Dublino del 2013 (il cosiddetto Dublino III) che, per come era stato concepito, faceva ricadere sui Paesi di primo ingresso (e quindi quelli situati alle frontiere esterne dell’Europa, tra cui l’Italia) la competenza per le domande di asilo dei migranti entrati illegalmente. Il Governo di Giorgia Meloni fin dal suo insediamento nel 2022, ha lavorato, sia a livello bilaterale che a livello multilaterale, per riportare i temi migratori al centro dell’agenda europea, che fino a quel momento era stata centrata sulle politiche ambientali.
Il nuovo Patto Migrazione e Asilo è un insieme di normative europee che vanno a cambiare radicalmente l’impostazione del Regolamento di Dublino, offrendo ai Paesi Membri della UE la flessibilità necessaria per una gestione più efficace e con regole rigorose della sfida migratoria.
Principali cambiamenti introdotti dal Patto Migrazione e Asilo:
- Grazie all’introduzione della procedura accelerata di frontiera (procedura di cui era stato precursore il Governo italiano) le domande di asilo saranno esaminate rapidamente e in caso di rifiuto sarà possibile rimpatriare rapidamente gli irregolari, il tutto senza autorizzarli a entrare nel territorio della UE.
- Verrà applicata una procedura di frontiera obbligatoria ai richiedenti asilo che probabilmente non necessitano di protezione (per esempio chi proviene da Paesi con bassi tassi di riconoscimento dell’asilo, sotto il 20%), o che costituiscono un rischio per la sicurezza. A coloro che non potranno beneficiare della protezione internazionale sarà applicata una procedura di rimpatrio efficiente con sostegno alla reintegrazione. Il patto istituzionalizzerà la detenzione dei migranti alle frontiere esterne durante le procedure accelerate.
- Rafforzamento del sistema Eurodac (impronte digitali) e condivisione dei dati biometrici con polizia e Frontex, includendo la registrazione obbligatoria a partire dai 6 anni d’età. La Banca Dati Eurodac sarà in grado di garantire un’identificazione chiara di chiunque entri nell’UE come richiedente asilo o migrante irregolare.
Relativamente al riconoscimento dello status di rifugiato, i criteri per ottenere la protezione internazionale verranno rafforzati e armonizzati, e verranno istituiti chiari obblighi di cooperazione per i richiedenti asilo, incluse le conseguenze in caso di inosservanza.
- Rafforzamento delle capacità delle autorità preposte alla gestione delle frontiere nei Paesi partner prioritari, anche attraverso una cooperazione rafforzata con Frontex, per la prevenzione delle partenze irregolari.
- Lotta al traffico di esseri umani attraverso partenariati operativi specifici e mirati, conclusi con Paesi partner e agenzie delle Nazioni Unite proprio per contrastare i trafficanti senza scrupolo e le reti criminali internazionali che mettono a repentaglio la vita dei migranti.
- Maggiore cooperazione con Paesi terzi per il rimpatrio delle persone che non ottengono l’asilo.
A completamento dell’insieme di norme previste dal Patto Migrazione e Asilo, a livello europeo sono stati approvati anche tre importanti regolamenti, due dei quali sono già entrati in vigore e cioè quello relativo alla lista europea dei Paesi di origine sicuri e quello sul concetto del Paese terzo sicuro. Subito dopo l’Estate entrerà in vigore anche quello che istituirà un sistema comune di rimpatri.
Cosa cambia con questi tre regolamenti:
La lista europea dei Paesi di origine sicuri, accoglie l’impostazione sostenuta dal Governo italiano, secondo la quale si potranno considerare sicuri anche Paesi che, pur garantendo nel complesso la sicurezza ai propri cittadini, presentano alcune circoscritte situazioni di criticità.
Il nuovo concetto di Paese sicuro invece permetterà agli Stati della UE di esaminare una domanda di protezione non necessariamente nello Stato Membro di primo ingresso, ma in un Paese terzo dove il richiedente potrà ottenere protezione effettiva nel pieno rispetto dei diritti fondamentali.
Grazie al regolamento rimpatri, gli Stati Membri della UE potranno rimpatriare le persone che non hanno diritto a restare in Europa anche verso Paesi terzi diversi da quelli di origine; in concreto con questa normativa l’Europa accoglie, e fa suo, il concetto di soluzione innovativa lanciato dal Governo Meloni, con il Protocollo Italia Albania, aprendo la strada alla creazione dei cosiddetti Return Hubs.
La politica migratoria europea, dopo anni di stallo, è stata finalmente riformata sotto la spinta del Premier Giorgia Meloni, e grazie, anche al lavoro strutturato del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

