IL “MIELE TASCABILE” DIVENTATO LEGGENDA
La storia delle caramelle più famose al mondo che hanno conquistato l’America
di Gaia De Scalzi
Correva il 1914 e Giovanni Battista, che era un uomo ghiotto di miele, si recava spesso in Svizzera per acquistarlo da un apicoltore di Stabio. Ma l’anno successivo, con l’inizio della prima guerra mondiale, le frontiere vennero chiuse. Fu così che Giovanni B. si fece regalare 4 famiglie di api che sistemò nell’azienda agricola di Ronago (CO), eredità lasciatagli dalla nonna.
Mettetevi comodi perché sta per iniziare la storia di uno dei prodotti più famosi al mondo: il miele Ambrosoli.
Siamo nel 1923 quando la tenuta si associa alla Camera di Commercio, diventando a tutti gli effetti una ditta destinata all’espansione. Un marchio creato da una passione dirompente, quella per il miele, si trasforma così nell’azienda leader che tutti conosciamo e che ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 25 milioni di euro.
Tutto in questa fabbrica porta il nome del suo fondatore, dal vasetto a sedici lati che Giovanni B. disegnò e che ancora oggi troviamo sugli scaffali dei supermercati, al nome della via dove ha sede lo storico stabilimento in cui lavorano una settantina di dipendenti.
Tre anni fa Ambrosoli ha compiuto un secolo di storia, quella tramandata di generazione in generazione. Una famiglia di provincia che ha saputo guardare con curiosità e interesse all’estero, a iniziare dal figlio maggiore di Giovanni B.: Costantino. Un ragazzo che terminati gli studi sbarcò in America per apprendere l’apicoltura, per poi tornare in Italia e mettere in pratica tutto quello che aveva imparato. Il miele in vasetto restava il prodotto di punta ma occorreva rivoluzionare il mercato dolciario con qualcosa di inaspettato. Costantino aveva in mente il miele tascabile ma non sapeva ancora bene come. In attesa che la sua idea prendesse forma, creando le famosissime caramelle Ambrosoli, iniziò a produrre la cera d’api, la paglia di ferro per i pavimenti e le pagliette di lana d’acciaio per lucidare le pentole. Nel 1938 l’azienda era all’apice del successo e 9 anni dopo Costantino, ritenendosi soddisfatto per quanto fatto, decise di lasciare le redini ai suoi fratelli: Francesco, Carlo, Paolo e Alessandro (attuale Presidente). Quattro fratelli che assieme presero decisioni importanti senza mai litigare, tranne quella volta in cui misero ai voti l’adesione al primo programma televisivo pubblicitario: il “carosello” della Rai. Un investimento da 40 milioni di lire che venne immediatamente ripagato. Il Paese – da nord a sud – oramai canticchiava “bella, dolce, cara mammina”.
Un marchio che ha saputo imporsi anche negli eventi sportivi più importanti, come il “Giro d’Italia” e “L’Eroica”, e che da sempre è sinonimo di benessere e qualità. Un prodotto Made in Italy che dal 1970 esporta negli Stati Uniti le caramelle frizzanti Zotz, una quota di mercato che oggi vale il 28% del fatturato.
Un’azienda che continua a sperimentare pur restando fedele alla tradizione, che non si arrende di fronte ai tentativi andati male (la produzione di marmellate mai partita), e che sa trasformare uno sbaglio in successo (le gelée alla liquirizia nate per un errore di dosaggio).
Una storia, quella della famiglia Ambrosoli che non finisce nella fabbrica di Ronago ma arriva fino in Uganda con il sesto fratello: Giuseppe, missionario e medico, che ha fondato l’ospedale e la scuola di ostetricia a Kalongo. Un’opera, ancora oggi portata avanti dalla Fondazione Ambrosoli, operativa nel Paese, che gli è valsa la beatificazione nel 2022.
Tutto è rimasto pressoché immutato nella fabbrica di Ronago, come il profumo di caramelle che si disperde nell’aria, il suono della sirena che scandisce gli orari di ingresso e di uscita, e l’insegnamento più importante che Giovanni B. ha lasciato ai suoi figli: “al miele non dovrete mai aggiungere nulla!”.
