Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

Il lavoro: arma di libertà e strumento per ridisegnare il futuro delle donne vittime di violenza

C’è un momento preciso, nei complessi percorsi di uscita dalla violenza di genere, in cui le tutele legali, i divieti di avvicinamento e l’accoglienza nelle case rifugio non bastano più. È il momento del “giorno dopo”, quello in cui la sicurezza fisica deve trasformarsi in una concreta prospettiva di vita autonoma. Ed è proprio in questo delicato passaggio che emerge il nodo più difficile da sciogliere, quello della dipendenza economica. Per moltissime donne, infatti, fuggire da una relazione violenta significa fare i conti con un ricatto economico soffocante. Non si tratta soltanto di ferite invisibili ma anche di conti correnti inesistenti, patrimoni sottratti e divieti assoluti di lavorare che spesso costringono la vittima, per disperazione, a tornare sui propri passi. Da questa consapevolezza nasce “Trame di Rinascita”, il progetto della Fondazione La Crisalide in Rete, presentato alla Camera dei deputati su iniziativa dell’on. Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro. L’incontro, moderato dalla giornalista Rai Simona Decina dell’Associazione Giornaliste Italiane, ha posto al centro del dibattito politico l’autonomia economica come condizione imprescindibile per una reale libertà. Perché una donna che ha vissuto l’inferno della violenza non può e non deve essere definita per sempre da ciò che ha subìto.

La piaga della violenza economica

Per comprendere la portata del problema basta guardare ai dati dell’Istat: il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subìto violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. A questo dato allarmante si aggiunge il peso della violenza economica. Come evidenziato durante la presentazione, il 45,5% delle donne che intraprendono un percorso di uscita dalla violenza non è finanziariamente indipendente. “Molte non hanno nemmeno un conto corrente personale” ha ricordato l’on. Elisabetta Lancellotta, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Femminicidio. Senza risorse economiche proprie, la libertà resta un miraggio. Sulla stessa linea la presidente della Fondazione, Roberta Bolettieri: «Lo Stato riconosce la responsabilità collettiva di accompagnare queste donne. La tutela da sola non basta più. Servono opportunità concrete».

La sartoria sociale come riscatto

“Trame di Rinascita” risponde a questa esigenza trasformando l’accoglienza in formazione e occupazione. Attiva dal 2019, la Fondazione La Crisalide in Rete ha sviluppato un modello che integra protezione e inserimento professionale attraverso una sartoria sociale, dove l’alto artigianato diventa strumento di emancipazione e valorizzazione del Made in Italy. Il progetto pilota partirà quest’estate da Contursi Terme (Salerno) coinvolgendo inizialmente cinque donne provenienti dalle case rifugio del territorio. Successivamente sarà esteso ad altri sette comuni campani, per poi svilupparsi nel Lazio e in altre regioni, con l’obiettivo di raggiungere 50 beneficiarie. Le partecipanti saranno accolte in una struttura protetta semiresidenziale e seguiranno un percorso intensivo di 250 ore dedicato alla sartoria, alla modellistica, alle tecniche di tintura naturale e alla produzione di accessori. Al termine otterranno competenze certificate e immediatamente spendibili sul mercato del lavoro. Saranno quindi accompagnate nell’inserimento professionale attraverso tirocini presso imprese del comparto tessile. Per dieci di loro è già prevista una prima esperienza retribuita nei laboratori della Fondazione.

Una rete tra istituzioni e imprese

Per l’on. Rizzetto il lavoro rappresenta la leva decisiva. «Una norma non basta. Serve un cambiamento culturale. Quando istituzioni, imprese, Terzo settore e formazione costruiscono insieme percorsi virtuosi, la risposta alla violenza diventa una leva di rinascita personale e collettiva» ha spiegato l’onorevole Rizzetto. Il presidente della Commissione Lavoro ha inoltre richiamato le misure governative a sostegno dell’occupazione femminile, dai fondi del PNRR agli incentivi per le assunzioni stabili. Anche il tessuto produttivo sarà parte integrante del percorso. Barbara Lunelli (Confartigianato) ha annunciato un protocollo d’intesa per favorire la nascita di imprese artigiane avviate dalle donne coinvolte con l’obiettivo di estendere il modello oltre il comparto moda. Sul fronte della tutela contrattuale, Valeria Giaccari, vicepresidente di Assolavoro, ha ricordato l’introduzione nel nuovo Ccnl di una prestazione economica dedicata alle lavoratrici vittime di violenza. «Ogni donna che impara un mestiere compie un atto di autodeterminazione» ha concluso Roberta Bolettieri. Un concetto potente, sintetizzato da Barbara Lunelli nell’immagine di quelle mani femminili «non più usate per difendersi, ma per costruire».

 

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