Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

MANI CHE FANNO LA STORIA- ©MST

IL FASCINO DELLE SIGARAIE

Dalle mura di Lucca ai mercati internazionali, la storia delle donne che hanno trasformato un mestiere in emancipazione, diritti e identità manifatturiera italiana.

di Gaia De Scalzi

Intorno agli anni ’40, a Lucca, i ragazzi si radunavano in massa lungo Via Vittorio Emanuele II per aspettare l’uscita delle oltre mille sigaraie impiegate nell’opificio situato dentro le mura della città. Erano donne giovani, sorridenti, con lo sguardo fiero e orgoglioso per la conquista di un lavoro che le rendeva capaci di gestire la propria vita. E per questo ottimi partiti. Entrarono con il concorso durante gli anni della guerra, ma non si trattò di un’immissione strategica tipica del momento eccezionale che vedeva le donne occupare i posti lasciati vuoti dagli uomini mandati al fronte. In quella fabbrica servivano mani femminili, esaminate con attenzione da una commissione. Le dita dovevano essere corte ma non tozze, il palmo leggero e flessibile. Non fosse stato per quelle mani, oggi, non saremmo qui a raccontare la storia di uno dei prodotti italiani più riconoscibili al mondo: il sigaro Toscano.

Una scoperta casuale

Sono passati oltre duecento anni da quando, nel 1815, una partita di tabacco – lasciata essiccare al sole estivo – venne bagnata da un improvviso acquazzone. Per non buttare quel grosso quantitativo si decise di produrre dei sigari economici da vendere al popolo di Firenze. Quel sapore nuovo, conferitogli dal processo naturale di fermentazione, piacque a tal punto che tre anni dopo i sigari Toscano entrarono regolarmente in produzione e con esso si fecero largo le sigaraie e le loro famigerate rivendicazioni sindacali. Rivendicazioni grazie alle quali ottennero – per la prima volta nella storia italiana – gli stessi diritti e la stessa paga degli uomini.

Scioperi, diritti e welfare ante litteram

Per anni, molte famiglie sono andate avanti grazie al lavoro di queste donne provenienti dalla provincia e dalle campagne al di là del fiume. Tuttavia le condizioni lavorative poco favorevoli le portarono a indire nel 1914 il primo importante sciopero interamente femminile. Nonostante la paura di essere licenziate potevano contare sulla loro rilevanza, tutt’altro che trascurabile per le manifatture. Non solo godevano di un’ampia credibilità pubblica dovuta a una paga maggiore rispetto alla media degli operai, ma appartenevano a tutti gli effetti a un’azienda statale. Con il passare degli anni le sigaraie ottennero delle sale di allattamento, sussidi per maternità e malattia (sebbene con fondi provenienti dalle multe ricevute sul posto di lavoro) e i primi asili nido aziendali. L’incunabolo, così veniva chiamato, era infatti un luogo di custodia dove i figli delle operaie degli allora 4 opifici (Roma, Torino, Chiaravalle e Cava de’Tirreni) venivano affidati alle cure di personale femminile altamente selezionato. I bambini ricevevano pasti caldi e ben bilanciati, indumenti puliti, visite mediche periodiche.

Dalla manifattura all’industria

Oggi la governance di Manifatture Sigaro Toscano S.r.l., nata nel 2006 quando un gruppo di imprenditori italiani acquisisce dalla British American Tobacco Italia il ramo d’azienda che produce e commercializza i sigari a marchio Toscano, è affidata a Luca di Montezemolo e Stefano Mariotti, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato.

Stefano Mariotti - Amministratore Delegato
Manifatture Sigaro Toscano - ©MST

L’arte dI oggi

Sebbene l’automazione per il confezionamento dei sigari si sia resa necessaria per stare al passo con la crescente domanda, ancora adesso nei nuovi stabilimenti situati in provincia di Lucca operano con la dedizione di sempre circa 40 sigaraie. Si tratta dell’unico reparto in Europa che realizza sigari fatti a mano, tra i più prestigiosi “il Toscano Originale” e “il Toscano del Presidente”. Un lavoro che veniva molto spesso tramandato di madre in figlia; sempre ed esclusivamente donne, per tradizione e non solo. «La loro straordinaria sensibilità manuale e la loro pazienza – ci spiega Stefano Mariotti – rappresentano un valore aggiunto inestimabile per un’opera come il Toscano. Ancora oggi, la grande abilità delle sigaraie sta nella capacità di scegliere il giusto quantitativo di ripieno e nell’arrotolare il tutto con perfetta maestria: se rimanesse dell’aria, i canali del fumo non fossero formati o il ripieno risultasse eccessivo, il sigaro non tirerebbe».

Una tecnica che attraversa i secoli

Una tecnica
che attraversa i secoli

Una tradizione e una tecnica rimaste pressoché immutate da più di 200 anni, così come la loro formazione. «Quella delle sigaraie – prosegue Mariotti – è una professione che richiede tempo e dedizione: solo dopo 18 mesi si può raggiungere la preparazione necessaria al confezionamento di un sigaro. I sigari richiedono un lavoro giornaliero: la sigaraia, infatti, deve possedere capacità e naturalezza nell’eseguire molteplici operazioni. La lavorazione di un sigaro si divide in diverse fasi, tutte rigorosamente fatte a mano. Si inizia con la stesura della fascia esterna di tabacco umidificata con colla di cellulosa; poi si procede con il ripieno che deve essere pettinato e distribuito uniformemente; infine l’avvolgimento, la chiusura del sigaro e il taglio delle estremità che danno così forma a un prodotto sintesi di esperienza, tradizione e cultura manifatturiera italiana». Ed eccoli qui, né troppo stretti o troppo pieni per non pregiudicare l’esperienza degustativa, tutti uguali anche se fatti artigianalmente.

eccellenza italiana nel mondo

Un’eccellenza italiana, depositaria di un marchio che fa storia a sé. Una realtà che si rinnova ogni giorno e trova nel passato le basi per proiettarsi nel futuro. Con due stabilimenti a Lucca e Cava de’ Tirreni, Manifatture Sigaro Toscano vende ogni anno oltre 240 milioni di sigari nel mondo, grazie al lavoro di oltre 400 persone. I mercati esteri, che solo pochi anni fa erano marginali, rappresentano ora quasi il 40% del totale vendite. Apprezzatissimi in Turchia, Spagna, Germania, Stati Uniti e tutta l’Europa dell’Est, questi prodotti registrano una presenza sempre maggiore anche in tutti i principali aeroporti internazionali. Qualità delle materie prime, ricerca e innovazione, soprattutto tradizione e passione italiana. Ecco la ricetta che ha portato l’azienda a chiudere il 2025 con risultati ancora in crescita rispetto all’anno precedente.

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