Il cuore si protegge da piccoli. E la salute del futuro si costruisce nei primi 1000 giorni
Quando si parla di infarto o ictus si pensa ai nonni, non certo ai bambini. Eppure una parte importante della battaglia contro le malattie cardiovascolari si gioca molto prima dell’età adulta. Anzi, secondo la ricerca scientifica, comincia già prima della nascita. È una rivoluzione culturale oltre che medica. Per decenni la prevenzione è stata associata agli adulti: smettere di fumare, controllare la pressione, tenere sotto controllo il colesterolo. Oggi sappiamo invece che la salute futura si costruisce fin dai primi anni di vita e che molte delle malattie croniche che pesano sui sistemi sanitari nascono da fattori presenti molto prima della comparsa dei sintomi. Gli esperti parlano dei “primi 1000 giorni”, il periodo che va dal concepimento al secondo compleanno del bambino. È una fase delicatissima in cui alimentazione, crescita fetale, qualità dell’ambiente, allattamento, sonno e stili di vita influenzano lo sviluppo dell’organismo e possono lasciare effetti che si trascinano per decenni. In altre parole, la prevenzione non inizia quando una persona diventa adulta. Inizia quando è ancora nella pancia della madre. È anche per questo che la Società Italiana di Pediatria ha scelto di dedicare una guida ai genitori sulla prevenzione cardiovascolare in età pediatrica. Il messaggio è semplice: proteggere il cuore dei bambini significa proteggere la salute degli adulti di domani.Le malattie cardiovascolari restano infatti la prima causa di morte nel mondo e rappresentano una delle principali voci di spesa per i sistemi sanitari. La medicina ha compiuto passi da gigante nella cura dell’infarto e dell’ictus, ma intervenire quando la malattia è già comparsa comporta costi elevati, cure prolungate e spesso conseguenze permanenti sulla qualità della vita. La vera sfida del futuro è evitare che quelle malattie si sviluppino.
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E qui entra in gioco l’infanzia.
Le prime alterazioni che nel tempo possono portare all’aterosclerosi – il processo che restringe progressivamente le arterie – possono comparire già nei primi anni di vita. Non significa che un bambino sia malato di cuore, ma che alcuni meccanismi biologici iniziano molto prima di quanto siamo abituati a pensare. A rendere il quadro ancora più attuale è l’aumento dei fattori di rischio tra i più giovani. L’obesità infantile è probabilmente il problema più evidente. In Italia circa un bambino su cinque è in sovrappeso e quasi uno su dieci è obeso. Un eccesso di peso precoce aumenta il rischio di sviluppare pressione alta, alterazioni del metabolismo, colesterolo elevato e diabete di tipo 2. Anche l’ipertensione non è più una condizione esclusivamente adulta. Molti bambini possono avere valori elevati senza alcun sintomo. Per questo i pediatri raccomandano controlli regolari della pressione arteriosa a parte da 5 anni. Tra i nemici della salute cardiovascolare ci sono poi abitudini sempre più diffuse. Circa un quarto delle calorie consumate dai bambini italiani proviene da cibi spazzatura e alimenti ultra-processati, spesso ricchi di zuccheri, sale e grassi. Allo stesso tempo aumentano le ore trascorse davanti agli schermi. Smartphone, videogiochi e piattaforme digitali favoriscono la sedentarietà, alterano il sonno e contribuiscono indirettamente all’aumento del rischio metabolico.
Non vanno dimenticati il fumo passivo, il consumo precoce di alcol, la carenza di attività fisica e persino l’inquinamento ambientale, che numerosi studi associano a un maggior rischio di obesità e ipertensione. La buona notizia è che gran parte di questi fattori sono modificabili. E più si interviene presto, maggiore è il beneficio. Per questo la prevenzione cardiovascolare non riguarda soltanto medici e ospedali. Riguarda le famiglie, la scuola, le città in cui viviamo, la qualità dell’alimentazione disponibile, gli spazi per il gioco e lo sport, le politiche pubbliche. In un Paese che invecchia e che deve fare i conti con la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, investire sulla salute dei bambini non è soltanto una scelta educativa o sanitaria. È una scelta strategica. Perché il modo più efficace per curare le malattie cardiovascolari del futuro potrebbe essere impedirne la nascita oggi. E questa storia, sorprendentemente, comincia dalla culla.

