Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

Femminicidio: chi nega fa male alla società. Serve un impegno corale

Elisabetta Mancini

 

Lorena Isceri forse era ancora viva quando il suo ex fidanzato, Federico Vella, l’ha prelevata dal portabagagli dall’auto dove l’aveva costretta dopo averla rapita e l’ha buttata giù dal viadotto dell’A1. È l’ultimo tragico tassello che restituisce l’autopsia della donna la cui relazione sarà consegnata fra qualche settimana e si aggiunge ad un puzzle dell’orrore che costringe tutti a fare i conti col femminicidio. Sì perché questo delitto esiste, guai a negarlo e costringe le nostre famiglie, la società, la politica a tirare ancora una volta una linea e farci i conti. Negare non porta a nulla, è solo una beffa ulteriore che offende le famiglie delle vittime e offre un alibi a chi non vuole vedere e comprendere. La morte dal viadotto di Lorena, il rapimento, le telefonate disperate pochi istanti prima della sua fine dal bagagliaio dell’auto, alla ricerca di un aiuto che non è riuscito a sopraggiungere in tempo, il suicidio del suo ex dopo minuti infiniti di trattative con le forze dell’ordine è tutto documentato, un orrore che strazia ed è un colpo ulteriore per la famiglia di Lorena.

Una mamma e un papà distrutti dal dolore, che stanno riferendo del tormento che viveva Lorena, delle botte, delle minacce, i tentativi di convincerla a denunciare, una denuncia che non è venuta e che, forse, avrebbe potuto restituireun finale diverso a questa storia. Oggi, come spiegato dal padre della donna, Franco, la priorità è cercare di arginare questo fenomeno che, nel nostro Paese vede già 36 vittime dall’inizio dell’anno. Il suo appello straziato e straziante al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutte le forze politiche nel chiedere unità nel fronteggiare il nodo femminicidio, non è andato vano. Lo ha raccolto Meloni. “Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi” è il suo impegno per potenziare il già fatto nella Legislatura in corso. “Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà”. Con il Presidente del Consiglio, la politica tutta ha accolto il grido di dolore di questa famiglia che oggi piange Lorena. C’è chi ancora nega l’esistenza di questo delitto, del femminicidio. Quanto altro sangue dovrà essere sparso prima che la consapevolezza di questo fenomeno e l’educazione, a partire dalle famiglie, sia tessuto vitale per la nostra società?

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *