A Roma le sfilate, come i cocktail mondani, non mancano mai. Ma non tutte riescono nell’impresa – tutt’altro che semplice: sembrare naturali. Al Sabo District, invece, la serata “Make a Wish”, firmata dalla stilista romana Claudia Dal Brollo, anima del progetto Quitessential, ha avuto un tono diverso: meno cerimoniale, più conversazione tra amici. Quasi una piccola riunione mondana dove, incidentalmente, sfilano anche gli abiti.
Il pubblico si sistema lungo la passerella con quell’atteggiamento tipicamente romano: metà curiosità, metà osservazione critica. Perché a Roma la moda non si guarda soltanto, si commenta. E spesso con notevole competenza. Quando le modelle iniziano a sfilare, la collezione rivela subito la sua cifra: linee pulite, colori luminosi, silhouette femminili che evitano gli eccessi. Una moda che sembra voler dire una cosa molto semplice e per questo quasi rivoluzionaria: l’eleganza non ha bisogno di gridare.
Tra i look più interessante, forse anche perché evoca l’estate e indossabile a Portofino piuttosto che a Mikonos, spicca un completo bianco essenziale, costruito su un top strutturato e una gonna fluida che accompagna il passo con naturalezza. Un bianco luminoso e sofisticato che potrebbe essere definito neo-chic: minimalista, contemporaneo, con quell’aria da eleganza urbana che fa pensare a una donna metropolitana pronta a uscire da una galleria d’arte più che da un aperitivo all’Ultimaspiaggia di Capalbio.
Diverso, ma altrettanto scenografico, l’abito giallo plissettato che attraversa la passerella come una piccola esplosione di luce. Il tessuto leggerissimo, probabilmente chiffon o georgette lavorata a plissé, si muove a ogni passo creando un effetto quasi liquido. La silhouette lunga richiama vagamente certe suggestioni anni Settanta, con quel romanticismo leggermente bohémien che ricorda le estati mediterranee, quando la moda sembra voler imitare il sole.
E in effetti la collezione gioca proprio su questo equilibrio: da una parte il minimalismo elegante, dall’altra la leggerezza dei tessuti e dei colori. Un dialogo continuo tra rigore e movimento, tra misura e fantasia. Intorno alla passerella, intanto, il pubblico osserva, commenta, sorride. Qualcuno fotografa, qualcuno annuisce con aria da intenditore. In fondo le sfilate servono anche a questo: a ricordarci che la moda è sì industria, ma anche spettacolo sociale. Alla fine della serata resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di piacevolmente raro: una sfilata che non sembra disperatamente in cerca di stupire. Piuttosto un piccolo esercizio di stile, elegante ma leggero, come certe conversazioni romane che iniziano con un complimento e finiscono con un sorriso ironico.
E forse è proprio questo il segreto della serata firmata Quitessential: una moda che sa essere sofisticata senza diventare solenne. Che, a pensarci bene, è una qualità piuttosto rara, non solo sulle passerelle.