In un’Italia che continua a fare i conti con una preoccupante escalation di violenza di genere, il ruolo delle scuole e la necessità di introdurre nelle aule l’educazione affettiva si rivelano sempre più centrali. Non si tratta soltanto di trasmettere conoscenze, ma di formare cittadini consapevoli, capaci di rispetto, empatia e di un’affettività matura, libera dal controllo e dal possesso. La scuola deve diventare il primo presidio contro la violenza di genere, perché educare ai sentimenti, oggi più che mai, è una priorità sociale.
I numeri di una crisi
A far riflettere sono i dati, sempre più drammatici. Nel 2024 si sono registrati 113 femminicidi, 61 dei quali commessi da partner o ex. Una tragedia che si inserisce in un quadro ancora più allarmante: reati spia come violenza sessuale (+6 %), stalking (+4 %) e maltrattamenti in famiglia (+11 %) sono in aumento. Le donne restano le vittime principali, tanto che superano il 90 % nei casi di stupro e l’81 % in quelli di violenza domestica. Il numero antiviolenza 1522 ha ricevuto quasi 50.000 richieste di aiuto nei primi nove mesi dell’anno, con un incremento del 57 % rispetto al 2023.
Una ferita culturale
Questi dati non sono solo numeri. Sono il riflesso di una crisi culturale profonda, alimentata da silenzi, stereotipi e da una preoccupante assenza di educazione emotiva. Persone che crescono senza strumenti per riconoscere le proprie emozioni, gestirle o comprenderne il significato. Nessuno insegna loro, fin dalla più tenera età, che amare non significa controllare né possedere.
Il confronto con l’Europa
Per sanare questo vuoto culturale sarebbe necessario intervenire in modo incisivo affinché la scuola italiana possa seguire il virtuoso esempio di altri Paesi europei nei quali l’educazione affettiva è già parte del programma scolastico. In Francia è obbligatoria fin dalla primaria, integrando biologia, rispetto e parità di genere. In Spagna è legata alla tutela dei diritti civili e alla prevenzione della violenza. In Svezia l’approccio è invece olistico e include consenso, identità ed emozioni. Nel Bel Paese, invece, tutto è ancora lasciato all’iniziativa di singole scuole o associazioni esterne.
Il rischio dell’opzione facoltativa
Solo di recente, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha avanzato una proposta di legge per introdurre l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, subordinandola però al consenso delle famiglie. Sebbene animata da buone intenzioni, una simile scelta rischia di trasformare in opzionale ciò che dovrebbe essere un diritto garantito a tutti: conoscere le emozioni e rispettare l’altro.
Agire prima, non dopo
Oggi, più che mai, è urgente intervenire su modelli culturali distorti che, troppo spesso, alimentano comportamenti violenti. Farlo attraverso l’educazione affettiva, fin dalla giovane età, significa agire alla radice del problema. Percorsi strutturati e continuativi di educazione affettiva e di genere rappresenterebbero un’opportunità concreta per offrire agli studenti strumenti fondamentali: riconoscere le emozioni, comprendere il valore del consenso, superare gli stereotipi e costruire relazioni sane ed equilibrate.
Una sfida che riguarda tutti
Non è solo una questione educativa: è una sfida civile, una responsabilità che riguarda l’intera società. Prevenire la violenza significa intervenire prima che si manifesti. Per farlo servono però azioni concrete e condivise. Non possiamo più aspettare. In Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa. Dietro ogni femminicidio c’è una cultura che continua a tollerare la violenza, a minimizzarla, a renderla invisibile.
L’alleanza educativa
Cambiare è possibile, ma richiede coraggio e visione. Serve formare i docenti, realizzare programmi scolastici che accompagnino ragazze e ragazzi a conoscere se stessi e l’altro, ad amare senza possesso, a rispettare i limiti e le differenze. Serve coinvolgere famiglie, centri antiviolenza, il territorio e tutte le figure che, ogni giorno, partecipano alla crescita delle nuove generazioni. Solo così possiamo creare un’alleanza educativa vera, profonda, capace di cambiare le radici stesse della violenza.
Un’urgenza non negoziabile
L’educazione affettiva è un’urgenza. Un diritto per ogni studente e studentessa e un dovere per le istituzioni. Perché proteggere la vita comincia proprio dai banchi di scuola. L’educazione affettiva e sessuale non è un’opzione: è l’unica risposta possibile a una cultura che uccide.