Simona Bertocchi porta sulla pagina la Storia con la delicatezza di un abbraccio e la profondità di un abisso. Nata a Torino e toscana d’adozione, ha fatto delle sue radici il ponte tra rigore sabaudo e creatività istintiva, dando vita a romanzi storici in cui il passato non è solo sfondo ma anima pulsante, raccontata al femminile, con passione e luce. Nei suoi libri – da “Nel nome del figlio“, attraverso la voce sensibile di una dama di compagnia, fino a “La Casa del melograno“, ambientato nel Risorgimento – è la donna a emergere, nelle sue fragilità e nella sua forza, come protagonista non secondaria, bensì cuore stesso della narrazione. Le sue protagoniste non restano ombre nei palazzi antichi, ma sono figure vive: amano, lottano, soffrono e riscattano. Donne che, pur immerse in epoche governate da uomini e strutture patriarcali, trovano spazio per emergere, tessere il proprio destino e diventare motore del progresso – come dimostrano le signore del tessile nel “La Casa del melograno” che, da semplici consorti, si trasformano in imprenditrici, innovatrici e custodi di nuova emancipazione. Simona Bertocchi è dunque una voce narrativa che guarda al passato con rispetto e stile, ma senza timore: sceglie di raccontare le donne con calore e verità, offrendo al lettore storie intrise di umanità, intrighi, passioni e sogni, capaci di cambiare la percezione del tempo che fu.
Simona, raccontaci di te e di come riesci a gestire gli impegni lavorativi di event planner con la passione per la scrittura, che è sempre più centrale nella tua vita...
«Quando siamo mosse dalla passione e dal senso di responsabilità, noi donne troviamo la forza di fare molto più di quanto sembri possibile. Il mio lavoro di event planner e marketing manager richiede dedizione e sacrificio, ma riesco a portare avanti anche la scrittura: è la passione che rende tutto possibile. Sono prima di tutto una lettrice bulimica e una curiosa instancabile, una cultrice della parola e della bella scrittura. Scrivo da sempre, ma il mio primo libro – un romanzo breve – è uscito nel 2006 e da allora non mi sono più fermata. Ho pubblicato diversi volumi e negli ultimi anni mi sono dedicata al romanzo storico: l’ottima risposta di pubblico e critica mi ha dato la spinta per continuare questo percorso. Dal 2009 è iniziata la mia collaborazione con la Giovane Holden Edizioni».
Dai tuoi lavori letterari si evince che sei appassionata di Storia ma anche di storie. Quanto è difficile scrivere un romanzo storico?
«Prima dell’amore per la Storia, nasce la passione per la narrativa, il piacere di scrivere storie. Diciamo che è la Storia che ha cercato me. I miei sono personaggi del passato che ho tolto dall’oblio, pur avendo fatto la storia, oppure figure di cui ho raccontato episodi meno noti, se non addirittura sconosciuti. Pochi sanno chi fosse l’ambiziosa e diabolica marchesa Ricciarda Malaspina; pochi sanno che Simonetta Vespucci, la Venere di Botticelli, non è solo un’icona ma una donna dalla vita travagliata e breve; pochi conoscono alcune passioni meno note di Leonardo. Amo le epoche di svolta, i periodi rivoluzionari. Per ogni lavoro di ambientazione storica ci sono ore di studio negli archivi, consultazione di bibliografie, incontri con studiosi e visite nei luoghi. Poi però tutto deve diventare umano: sono le persone che fanno la Storia e la rendono un romanzo».
Dopo le biografie romanzate arrivi alla saga familiare che prende avvio con "La Casa del melograno" e si conclude con "Blu Martini". Parlaci della famiglia Martini.
«I due romanzi dialogano tra loro e raccontano epoche vicine ma molto diverse. Nel primo ho narrato le vicende di una grande famiglia fiorentina sullo sfondo del Risorgimento e della nascita dell’Italia unita, tra passioni, conflitti e valori condivisi. In Blu Martini ci spostiamo nella Firenze di fine Ottocento, segnata da crisi economica e trasformazioni industriali. È un tempo di decadenza ma anche di rinascita: mentre gli uomini si muovono tra affari e compromessi, sono le donne a guidare la vera rivoluzione. Ginevra rompe le convenzioni e prende in mano l’eredità familiare. Attraverso le generazioni, questi romanzi raccontano la forza delle radici e il coraggio di guardare avanti, intrecciando la storia privata con la grande Storia».
I personaggi femminili hanno un ruolo centrale e si affacciano anche all’impresa. Un tema ancora attuale...
«Non tutte le donne di quell’epoca avevano le stesse opportunità. Le protagoniste dei Martini hanno avuto istruzione e sicurezza economica, condizioni che hanno reso più semplice sfidare una società che le voleva ai margini. Ma soprattutto hanno dato voce a chi non poteva esprimersi. Per molte il cammino non era ancora iniziato. Per tantissime, purtroppo, non è ancora finito».
I tuoi booktour hanno attraversato l’Italia e non solo. Quali incontri ricordi con più emozione?
«Tutti. Ogni luogo mi ha regalato momenti esclusivi e una forte sinergia con i lettori. Dal Salone del Libro di Torino al Circolo dei Lettori, da Carrara a Bagno Vignoni, fino a Napoli, Roma e Seattle, dove ho tenuto una lezione su Leonardo e il suo tempo. La letteratura ha questa forza straordinaria: creare ponti».
Sei stata direttrice artistica del Festival del Romanzo Storico - Città di Massa. La cultura può salvarci?
«È stata un’esperienza indimenticabile. Abbiamo accolto grandi nomi dell’editoria in luoghi storici, arricchendo il tutto con spettacoli e rievocazioni. Collaboro ancora con enti e associazioni per eventi culturali. Non so se la cultura ci salverà, ma è certamente l’arma più potente per fare le rivoluzioni. Dostoevskij scriveva che la bellezza salverà il mondo: credo che bellezza e cultura, insieme, possano davvero farlo».
Progetti futuri?
«Sono previste diverse presentazioni in tutta Italia e sto lavorando con una piccola squadra a un progetto editoriale molto ambizioso, che per ora resta riservato».