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DISSONANZE, IL FESTIVAL DI MUSICA ELETTRONICA E ARTI DIGITALI. ALL’AUDITORIUM DI ROMA OLTRE 12 MILA PERSONE

Elisa Simonelli

 

«Solo Andrea Pelino poteva farlo, non solo per l’amicizia che aveva con mio padre, ma anche perché quando Dissonanze è nato c’era lui, con cui mio padre si confrontava parecchio». È Umberto Mortari che parla, classe 2002, figlio di Giorgio Mortari, scomparso nel 2011 a soli 37 anni, ideatore di Dissonanze, il festival di musica elettronica e arti visive nato nel 2000. «Ha scoperto nuovi talenti musicali, mescolato generi e ha coinvolto un pubblico più tradizionalista che si è ritrovato ad ascoltare l’elettronica in luoghi istituzionali». Ce lo ha raccontato proprio Andrea Pelino, imprenditore musicale romano, proprietario del noto club DC-10 e del party Circoloco di Ibiza. È stato lui, un anno fa, a portare di nuovo a Roma Dissonanze, per celebrare i 25 anni del festival.

«Andrea ha anche la capacità artistica, oltreché organizzativa, per realizzare qualcosa di veramente grande e io posso imparare da lui e da Francesco Amici, altra figura fondamentale nella realizzazione di questo evento» prosegue Mortari «quest’anno sono entrato un po’ di più nell’organizzazione soprattutto da un punto di vista creativo per la definizione della line up. È stato bello perché quando questo accade, esce sempre fuori qualcosa di sperimentale, che è stata la forza di questo festival, ossia unire la musica elettronica ad altri generi musicali e alle arti visive». Obiettivo raggiunto con successo: sono state 12mila le presenze tra sabato 12 e domenica 13 settembre, la cavea all’interno dell’Auditorium era piena di un pubblico entusiasta di fronte alle prove artistiche di Bjork e alla musica della Dj Peggy Gou. Non sono state presenti solo loro, si sono avvicendati Dj come Chloé Caillet, Moodymann b2b Marcellus Pittman, Ron Trent, Tony Humphries, Donato Dozzy, GNMR, Tiger & Woods live, Jazzanova Live feat, Iride b2b Giancarlino e molti altri.

Le arti visive sono il tuo lavoro quotidiano giusto? Sì, sono appassionato di arte. Sono molto giovane ma ho una galleria a Londra. Questo evento è legato alla musica e all’arte, soprattutto digitale.

Eri mai stato a un’edizione di Dissonanze con tuo padre? Sì, a due eventi quando ero ragazzino. Mi ricordo quello all’Arapacis. C’era tantissima gente, la musica, vedevo tutte quelle luci, le installazioni e mi chiedevo: “ma che cos’è tutto questo?” Vedevo mio padre così entusiasta e quel suo senso di attaccamento a questo evento me lo sono portato dentro. È stato quello che mi ha spinto a dire di sì lo scorso anno, quando Andrea Pelino mi ha fatto la proposta di riportarlo in vita ed è stata una bella decisione. Sono felice che Andrea abbia avuto questa illuminazione, perché le sue idee erano completamente compatibili con le mie anzi, me ne ha date alcune che mi hanno fatto vedere alcuni aspetti in una in una luce ancora migliore.

Come vedi il futuro? Quest’anno con il lavoro in galleria è stato un po’ complicato per me seguire la preparazione del festival, ma spero di imparare sempre di più da Andrea, da Francesco e da tutti i ragazzi del team come si costruisce un evento di questa portata e non da ultime dalle ragazze che hanno messo in piedi Dissonanze assieme a mio padre e che ancora contribuiscono con entusiasmo alla sua realizzazione. 

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