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Dipendenze e prevenzione, il ruolo della comunicazione: al Senato il convegno delle Giornaliste Italiane

Ieri, la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato, ha ospitato il convegno “Dipendenze e prevenzione: il ruolo della comunicazione”, un importante momento di confronto promosso dall’Associazione Giornaliste Italiane. Al centro del dibattito il peso decisivo che l’informazione, la scuola, le istituzioni e i nuovi linguaggi mediali esercitano nel contrasto alle dipendenze con un focus urgente sul dilagare del consumo di droghe tra i più giovani. L’incontro, moderato dalla giornalista di Rai Radio 1 Emanuela Ronzitti, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell’informazione, della scuola, della medicina e della televisione, offrendo una lettura ampia di un fenomeno sempre più centrale nel dibattito pubblico. Al tavolo dei relatori sono intervenuti Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, Mauro Crippa, direttore generale Informazione e Comunicazione di Mediaset, Sarah Viola, psichiatra e psicoterapeuta, Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto “Morano” del Parco Verde di Caivano, e Vittorio Brumotti, conduttore televisivo e inviato. «Giornaliste italiane ha deciso fin dalla sua nascita, di trattare la comunicazione rispetto ai grandi temi, penso al tema dell’intelligenza artificiale, al Giubileo- ha detto Emanuela Ronzitti- Le domande che ci siamo poste sono sempre state tante e anche rispetto ad un tema così delicato come quello delle dipendenze da sostanze, dalle droghe, ci siamo chieste: la comunicazione e noi giornalisti, facciamo abbastanza o bisogna fare di più? Stiamo seguendo la strada giusta o dobbiamo porci nuove sfide? La comunicazione e i media in generale sono devono sempre più ricoprire un ruolo da protagonisti nella lotta e nella prevenzione contro le sostanze e le altre dipendenze. Tracciare una rotta chiara e definita, unendo le forze, è determinante».

Al centro del confronto il rapporto tra rappresentazione mediatica e comportamenti giovanili. Un tema che Alfredo Mantovano ha affrontato con toni netti, parlando di un fenomeno che, per dimensioni, non può essere sottovalutato. “Poco meno di 40 adolescenti su 100, tra i 15 e i 19 anni, dichiarano di avere assunto sostanze stupefacenti almeno una volta nella propria vita”, ha ricordato il sottosegretario. “Uno su quattro, il 25%, dichiara di averlo fatto nell’ultimo anno”. Numeri che, secondo Mantovano, configurano “una vera e propria emergenza pandemica” ma che non trovano ancora nei media una rappresentazione adeguata alla loro gravità. Nel suo intervento, il sottosegretario ha denunciato quella che ha definito una “sostanziale indifferenza” nei confronti della questione droga, attribuendola anche all’abbandono in cui il tema sarebbe stato lasciato per anni. Ancora più severo il giudizio sul modo in cui alcune produzioni televisive e cinematografiche trattano il consumo di cannabis, spesso mostrato come un gesto rilassante, ludico, quasi innocuo. Mantovano ha richiamato l’esempio di una fiction in cui un commissario di polizia conclude la giornata dicendo di volersi “fare una canna”, sostenendo che scene di questo tipo rischiano di demolire ogni sforzo educativo e preventivo portato avanti nelle scuole e nelle famiglie.

Sempre Mantovano ha poi richiamato l’esperienza di Caivano, indicandola come un modello operativo nato dall’ascolto del territorio. Quanto realizzato nell’area, ha spiegato, non sarebbe il frutto di un’imposizione dall’alto ma della risposta dello Stato a esigenze concrete emerse dal basso, a partire dal grido d’allarme di un sacerdote e dall’esempio di una scuola. Un modello che, ha aggiunto, viene ora esteso ad altre otto aree di disagio in Italia, soprattutto nel Mezzogiorno, anche grazie all’impiego dei fondi di coesione e a procedure accelerate affidate alla struttura commissariale. Sul fronte delle dipendenze digitali e dell’impatto dei social sui minori si è concentrato invece l’intervento del ministro Giuseppe Valditara che ha ribadito la necessità di approvare rapidamente il disegno di legge attualmente all’esame del Senato. Secondo il ministro, numerosi studi scientifici mostrano come social network, dark web e ambienti digitali non regolati possano produrre effetti negativi rilevanti sugli adolescenti. Da qui la sua posizione favorevole a un divieto di accesso alle piattaforme social per i minori di 15 anni, sulla scia di quanto discusso in altri Paesi europei.

Una presa di posizione che si inserisce in una più ampia strategia di tutela dei ragazzi, nella convinzione che la prevenzione passi anche da regole chiare e da una più forte alleanza educativa tra istituzioni, scuola e famiglie. Andando oltre la dimensione puramente normativa, il convegno ha intrecciato voci e competenze diverse. Da un lato, Mauro Crippa ha fatto riflettere sul ruolo dei media nella costruzione dell’immaginario comune mentre Sarah Viola ha affrontato il tema delle dipendenze da un punto di vista medico e psicoterapeutico, rimarcando la necessità di interventi precoci. Dall’altro, non sono mancate le esperienze dirette come quella di Eugenia Carfora che ha testimoniato la sfida quotidiana della scuola a Caivano contro l’emarginazione e l’abbandono scolastico. Vittorio Brumotti ha chiuso il cerchio con il racconto televisivo e sul campo delle realtà di strada e di spaccio di sostanze stupefacenti. Dal confronto emerge un messaggio chiaro: la prevenzione oggi è soprattutto una sfida culturale. Media, serie TV, scuola e istituzioni non si limitano a informare, ma plasmano l’immaginario dei giovani e la loro percezione del rischio. Un terreno scivoloso su cui l’Associazione Giornaliste Italiane ha voluto accendere i riflettori, ricordando che la comunicazione non è solo una professione, ma la responsabilità educativa più urgente del nostro tempo.

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