La deforestazione continua a segnare il passo del nostro tempo. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), tra il 1990 e il 2020 il mondo ha perso oltre 420 milioni di ettari di superfici boschive, un’area più grande dell’intera Unione europea. Gli effetti sono evidenti: aumento delle emissioni di CO₂, perdita di biodiversità e impatto diretto sulle comunità locali che dipendono da questi ecosistemi per vivere. Le aree a copertura arborea svolgono un ruolo essenziale nell’equilibrio del pianeta, contribuendo all’assorbimento dell’anidride carbonica, alla regolazione del clima e alla tutela delle risorse idriche, oltre a garantire cibo, lavoro e mezzi di sussistenza a miliardi di persone nel mondo.
Regole europee
Per ridurre l’impatto dei consumi europei sulla deforestazione, l’Unione Europea ha introdotto la normativa EUDR, che vieta l’importazione di prodotti derivanti da terreni disboscati illegalmente dopo il 2020. Tra le filiere interessate rientrano cacao, soia, olio di palma, caffè, gomma, legno e i derivati della carne bovina. L’obiettivo è interrompere il legame tra mercato europeo e distruzione degli ecosistemi naturali, rafforzando la tracciabilità delle materie prime e la responsabilizzazione dell’intera catena di approvvigionamento.
Imprese e vincoli
L’applicazione della normativa ha sollevato preoccupazioni nel mondo produttivo, in particolare tra le piccole e medie imprese, chiamate a rispettare obblighi di verifica complessi sull’origine dei prodotti e sui fornitori. Le aziende devono dimostrare che le materie prime importate non provengano da aree disboscate illegalmente, con procedure che rischiano di trasformarsi in un carico burocratico significativo, soprattutto per le realtà meno strutturate. Il timore è che un eccesso di rigidità possa penalizzare le filiere europee senza produrre benefici ambientali proporzionati.
La linea italiana
In questo contesto si inserisce l’approccio pragmatico del Governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che ha partecipato attivamente alle trattative europee per rendere la normativa più equilibrata e sostenibile. L’Italia ha lavorato per ottenere tempi di adeguamento più realistici e regole applicabili anche alle PMI. Grazie a questo impegno, durante le trattative tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea (composto dai ministri dei vari Stati membri) è stato raggiunto un accordo che concede alle imprese più tempo per adeguarsi alle nuove norme, rendendo la transizione più graduale e concreta. L’obiettivo non è negare l’importanza di proteggere le foreste, ma evitare norme troppo burocratiche.
L'impostazione dell'esecutivo
Un plauso all’azione del Governo è arrivato dal capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, sottolineando la necessità di evitare norme che penalizzino le filiere produttive italiane ed europee: «Siamo molto soddisfatti per il voto sulla deforestazione, in linea con il lavoro fatto dal Governo italiano. Adesso ci sono altri passi importanti da fare, come riportare il buon senso sul tema dell’automotive e del bando ai motori endotermici entro il 2035». Sulla stessa linea il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha evidenziato il rischio di creare distorsioni di mercato o un peso sproporzionato sulle imprese, senza rinunciare alla tutela della biodiversità: «l’Italia ha sostenuto proposte concrete per garantire che la normativa non generi un mercato parallelo o un peso eccessivo sulle imprese senza rinunciare all’obiettivo di preservare le foreste e la biodiversità. Questo approccio pragmatico riflette la posizione italiana anche nei tavoli multilaterali, come il G20 Agricoltura».
Un problema concreto
La deforestazione non riguarda solo aree lontane. Anche in Europa e in Italia gli ecosistemi boschivi sono sempre più vulnerabili a incendi, siccità e cattiva gestione, come evidenziato dal Rapporto IPBES sulla biodiversità. Proteggere questo patrimonio naturale significa investire nella manutenzione del territorio, nella prevenzione e in una gestione attiva e sostenibile. La sfida resta globale: coniugare tutela ambientale e sviluppo economico, rafforzare la cooperazione internazionale e trasformare le politiche verdi da vincoli burocratici a strumenti capaci di produrre benefici reali per l’ambiente, le imprese e le future generazioni.