Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

Darya Majidi: i diritti delle donne? Stanno retrocedendo in tutto il mondo, eppure l’IA può aiutarci

Di Barbara Amoroso Donatti

Darya Majidi, presidente di UN Women Italia, di ritorno dalla 70ª edizione della Commissione sullo Status delle Donne (70th annual Commission on the Status of Women, CSW70), ci parla di un bilancio drammatico, sui diritti di donne e bambine che stanno retrocedendo in tutto il mondo. Le soluzioni ci sono e tra queste c’è anche l’IA.

Negli scorsi mesi ho partecipato a una lezione di Darya Majidi sull’Intelligenza Artificiale dedicata alle Donne del Vino della Toscana. Tra una slide e l’altra, Majidi ha raccomandato alle professioniste e imprenditrici presenti di usare l’IA per affrontare problemi complessi, sviluppare strategie, ottimizzare il proprio lavoro. Un consiglio efficace e immediatamente spendibile grazie alle risorse messe a disposizione dalla stessa docente che da tempo incoraggia le donne a occuparsi dell’addestramento della tecnologia più potente che oggi esiste, perché l’uguaglianza, spiega, passa anche da lì. 

Oggi però l’abbiamo raggiunta in qualità di presidente di UN Women Italia di ritorno dalla 70ª Commissione delle Nazioni Unite sullo Status delle Donne a New York (dal 9 al 19 marzo 2026), dove è emerso che siamo in una fase mondiale di retrocessione dei diritti di donne e bambine.

Cosa è emerso nell’arco dei lavori della Commissione?

“Lo slogan di quest’anno era ‘Diritti. Giustizia. Azione.’, ovvero partire dal riconoscimento dei diritti, per passare alla loro attivazione attraverso leggi e azioni. Ha aperto la commissione Malala Yousafzai, con un intervento molto toccante, durante il quale ha sottolineato come spesso le parole non si traducono in azione. Malala si è rammaricata del fatto che negli anni più volte ha parlato alle Nazioni Unite presentando una serie di attività dopo l’attentato a cui è sopravvissuta nel 2012, eppure in Afghanistan e in Iran i diritti delle donne non sono migliorati, anzi i diritti delle donne in tutto il mondo oggi non sono una realtà: in nessun paese la parità di genere è stata raggiunta. Anche in Italia dove la sensazione è che le cose vadano bene, e abbiamo una Costituzione che supporta le donne, secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, l’Italia è al 85° posto su 148 Paesi per parità di genere, nonostante faccia parte del G7. Soltanto il 53% delle donne in Italia lavora (dati INPS/ISTAT 2024-2025). Il primo articolo della Costituzione Italiana dice che l’Italia è ‘una Repubblica democratica basata sul lavoro’ eppure questo non è realtà. Un conto sono i diritti sulla carta, un conto la loro attuazione: occorrono leggi che li rendano realtà. L’art. 3 della Costituzione italiana sancisce il principio di uguaglianza, garantendo pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza. Il compito della Repubblica e di tutti noi è garantire che le situazioni che ostacolano la realizzazione dei diritti siano rimosse. In Italia se una donna su due lavora, contro una media degli uomini del 70%, significa che la donna non gode degli stessi diritti di accesso al lavoro. I dati dicono anche che le donne italiane non fanno figli, perché sono in una situazione di stress: da una parte sono stimolate a fare figli, dall’altra devono lavorare ma non c’è una struttura sociale intorno che le supporta.”

Durante CSW70 a New York è successo qualcosa di eccezionale e preoccupante…

“Per la prima volta nella storia della commissione abbiamo votato l’approvazione del documento sulle conclusioni concordate, Agreed Conclusions: gli stati membri hanno dovuto votare a causa dell’opposizione degli Stati Uniti. Non era mai successo, il documento era sempre stato approvato con consenso unanime. Tra i punti chiave su cui gli Stati Uniti stanno facendo un passo indietro, c’è il riconoscimento della parola ‘genere’, perché vogliono tornare al concetto binario di maschio e femmina, togliendo tutte le ‘sfumature di grigio’ che riguardano la comunità LGBTQIA+, inoltre mettono in discussione i diritti sulla procreazione e sull’aborto. A livello mondiale c’è una retrocessione dei Diritti Umani: questa tendenza si chiama push-back. Negli Stati Uniti di oggi parlare dei diversi tipi di inclusione è quasi proibito. La presenza di organismi multilaterali è fondamentale per avere la consapevolezza di quale sia la situazione globale.”

UN Women Italia come affronta questa situazione?

“Sono tornata da New York sapendo che dovremo mettere ancora più impegno sia nel Comitato italiano delle Nazioni Unite, sia nei nostri quattro progetti che supportano le donne ad entrare nel mondo del lavoro. Il primo progetto di UN Women si chiama WEPs e ha lo scopo di garantire le condizioni di accesso al lavoro delle donne. Il secondo progetto riguarda il supporto degli uomini, che da soggetti passivi diventino soggetti attivi per sostenere il mondo femminile nel raggiungimento della parità dei diritti. Il terzo progetto riguarda i giovani, e il quarto progetto è Orange the World, ovvero la battaglia contro la violenza di genere: un dato su tutti, una donna su tre in Italia subisce qualche forma di violenza (dati ISTAT 2025), quindi la motivazione è forte. L’Italia ha bisogno di proposte di legge. Il nostro comitato scientifico lo scorso anno ha presentato al Parlamento 10 idee molto concrete su come rimuovere le barriere che impediscono alla donna di avere le stesse opportunità degli uomini. Questo lavoro si potenzierà grazie al lavoro che stiamo facendo con il Comitato Giovani, il Comitato Media e il Comitato Fundraising. A due anni dalla nostra nascita in Italia, ci stiamo strutturando per essere un punto di riferimento nazionale di tutte le persone che credono nella parità, e di tutte quelle associazioni e aziende che credono nella parità e nei diritti. Vorremmo essere gli attori che creano ponti, collaborazioni tra associazioni ed enti, perché oggi questa situazione a macchia di leopardo con una marea di entità e istituzioni che non si conoscono, rallenta e indebolisce il cambiamento. Vorremmo diventare un po’ la ‘casa’ di questi temi, quella realtà istituzionale che supporta, fa conoscere, fa collaborare”.

A New York avete analizzato la causa di questo push-back globale sui Diritti Umani?

“Sì e ha un nome e un cognome: è la nuova amministrazione Trump. Per fare un esempio, sta impedendo alle aziende che vogliono lavorare con il Governo americano di usare parole come diversità, equità e inclusione. Si tratta di difendere trent’anni di battaglie per difendere concetti come l’intersezionalità: non tutte le persone nascono all’interno di un modello binario, ma esistono e vanno rispettati i loro obiettivi e diritti. Mentre ero negli Stati Uniti, le donne del Wyoming hanno visto diminuire drasticamente l’accesso al diritto di aborto, questo vuol dire che per necessità dovranno farlo in modo clandestino. Il fatto che il mondo accetti che in Afghanistan ci sia un regime che impedisce alle donne di esprimersi e di studiare, vuol dire che tutti facciamo finta di non vedere. Stiamo andando verso una direzione drammatica, se fossimo consapevoli di cosa vuol dire, il mondo condannerebbe i paesi misogini, in primis l’Afghanistan e l’Iran, con Leggi internazionali. Invece tutti fanno finta di non vedere.”

Se le donne lavorano nell’IA, la parità di genere accelera

Torniamo all’IA, argomento su cui sei tra i maggiori esperti al mondo. Accanto a casi come quello del sito phica.eu che oltre a condividere foto intime di donne senza il loro consenso, utilizzava l’IA per spogliarle, ci sono casi virtuosi come quello dell’ospedale Mauriziano di Torino, dove il sistema Vides (Violence Detection System) grazie all’IA ha analizzato 390mila cartelle cliniche scoprendo circa 2.000 violenze sulle donne non registrate; o il caso del quindicenne di Novara picchiato per dieci anni dai genitori che consultando l’IA si è visto rispondere “non è normale” spingendolo a chiedere aiuto. Una polarizzazione quasi iperbolica sul potenziale di questa tecnologia.

L’IA amplifica le disuguaglianze o può aiutare la parità di genere?

“L’Intelligenza Artificiale è solo uno specchio. Se l’uomo, come sosteneva Albert Einstein, è stupido, l’IA amplifica questa stupidità. Accanto a tale stupidità esiste l’altra anima dell’IA, quella a favore dell’umanità, del bene, quando viene impiegata nella sanità, nell’educazione, a supporto di ambiente e sostenibilità. È un’arma potentissima e io sono a favore del suo sviluppo. Nel 2018 avevo già espresso il mio giudizio in merito (link al suo intervento TEDX https://www.ted.com/talks/darya_majidi_il_contributo_delle_donne_all_intelligenza_artificiale_ai), mettendo in allerta sul fatto potesse essere ostile alle donne, e purtroppo si è avverato. Oggi siamo in una fase di maggiore consapevolezza sul suo pericolo e potenziale. Usiamola a nostro favore, per scoprire frodi ad esempio, o nei casi che hai citato. Io sono ottimista e a supporto di ciò, la Daxo Group (Majidi ne è founder e CEO n.d.r.) abbiamo lanciato sulla nostra piattaforma i progetti AIxall e AIxGirls per rendere accessibile l’IA soprattutto alle donne che non la usano, per generare inclusione. Tutti possono beneficiare di questi sistemi, l’importante è che vengano indirizzati verso il bene, verso l’eticità, verso un uso sano. Qui subentra il fatto che le donne non ci sono in questo segmento: soltanto il 14% dei laureati in informatica sono donne (dati Openpolis 2022). Questo vuol dire che noi donne non studiamo per essere esperte di questo settore, e qui non c’è alibi che tenga: i dati dicono che le persone che studiano queste materie, automaticamente hanno accesso a stipendi più alti, a consapevolezza più alta, a mestieri di maggiore potere, nel senso positivo di governance. Quindi l’appello che faccio alle donne è: studiate e non temete questi strumenti, perché stanno definendo realmente il mondo e lo abbiamo delegato agli uomini. In passato per poter essere esperto di IA dovevi avere un background tecnologico. Oggi con le piattaforme di IA generativa, chatbot, cloud etc… non è più necessario. Pianificare le proprie finanze, pianificare il proprio benessere lavorativo, la propria professione, è alla portata di tutti.”

Con le ‘armi’ giuste combattere il divario di genere è alla portata di tutti.

——————–

Box

Chi è Darya Majidi

Darya Majidi è una imprenditrice, esperta di intelligenza artificiale, docente e attivista per i diritti umani e digitali.

  •         Presidente di UN Women Italy (agenzia ONU per l’uguaglianza di genere) 
  •         CEO e fondatrice della Daxo Group, società di consulenza strategica e formazione su digital transformation e intelligenza artificiale
  •         Founder e Presidente Onoraria dell’associazione Donne 4.0, impegnata nell’empowerment femminile in ambito tecnologico

Riconoscimenti

  • Nel 2020 Darya Majidi è tra le “100 donne che cambiano il mondo” per D di Repubblica
  • Nel 2023 è tra le 50 donne più potenti in Italia per la diffusione di competenze digitali e il femminismo tecnologico per Fortune Italia
  • Nel 2025 viene premiata con il “The Executive Award” a Milano come leader sostenibile e inclusiva
  • Nel 2025 ha ricevuto il Premio Casato Prime Donne per la diffusione delle competenze digitali fra le giovani donne per contrastare il divario di genere

Pubblicazioni

  • Donne 4.0 – Riflessioni di un’imprenditrice e mamma digitale nata nel 1968 (2018)
  • Sorellanza Digitale – Femminismo 4.0 tecnologico e inclusivo per una nuova alleanza tra donne e uomini (2020)

Sito ufficiale: www.daryamajidi.it

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *