Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

Cristina Scocchia: la manager controvento che ridefinisce la leadership al femminile

Cristina Scocchia è una top manager italiana nata e cresciuta nel piccolo borgo ligure di Coldiroli. Dopo la laurea in Bocconi e sedici anni in Procter & Gamble, ha guidato con successo come AD L’Oréal Italia e Kiko Milano. Dal 2022 è alla guida di illycaffè, affermandosi come una delle leader più influenti d'Italia secondo Forbes e Fortune. Nel suo libro autobiografico “Il coraggio di provarci. Una storia controvento”, racconta come le sue origini le abbiano trasmesso voglia di riscatto e i valori dell’impegno e del coraggio.

CRISTINA SCOCCHIA

“Ciò che conta non è la donna sola al comando, ma tutto l’equipaggio. Alle giovani donne dico: non permettete al vostro punto di partenza di definire chi siete. Conciliare maternità e lavoro è possibile. Non trasformate il successo in ossessione, ma abbiate il coraggio di provarci. Dipende solo da voi”. Così Cristina Scocchia, AD di illycaffè, in una intervista esclusiva a Itabloid.

di Jessica Saccone (Vice Direttore)

Cristina Scocchia, lei è annoverata tra i dirigenti d’azienda più influenti in Italia, attualmente Ceo di illycaffè. È nota per aver guidato con successo grandi realtà internazionali e per il suo impegno sui temi della meritocrazia e della leadership femminile. Qual è stato il segreto per raggiungere il suo successo?

Nessun segreto. Non c’è una ricetta magica che mi ha aiutato a raggiungere i miei obiettivi, però ho avuto una fortuna: cioè quella di aver capito qual era la mia passione, qual era il mio sogno professionale, che alla fine era quello di diventare amministratore delegato. Nonostante il mio punto di partenza fosse molto lontano- sono nata in un paese di provincia, come ce ne sono tanti in Italia, con duemila anime e poco da offrire in termini di opportunità (Coldirodi, Sanremo, ndr), da una famiglia assolutamente normale- mi sono rimboccata le maniche per raggiungere ciò che desideravo. Credo che aver saputo trasformare la fame e la rabbia in determinazione sia stata la cosa che ha fatto la differenza. Credo anche, onestamente, che l’impegno, la passione, la determinazione, la disciplina e i sacrifici siano gli unici ingredienti onesti che conosco per passare da un punto di partenza normale ad un obiettivo che invece era per sua natura ambizioso.

Lei ritiene che oggi ci siano le realtà lavorative e aziendali capaci di dare lo stesso merito e le stesse opportunità sia agli uomini sia alle donne?

Io credo che ci siano sempre più aziende capaci di offrire opportunità di lavoro solide e concrete a tutti. Io stessa ho avuto questa grande fortuna con Procter & Gamble, una realtà americana che da sempre crede nel talento e nel merito senza guardare alle etichette. Questa opportunità mamma Procter, come mi piace definirla, me l’ha sempre data. Anche se oggi sono tante le aziende che danno medesime opportunità ai giovani, purtroppo non sono ancora la norma, sono ancora una minoranza, tuttavia una minoranza in crescita rispetto a 20-30 anni fa.  Adesso molte più aziende si sono rese conto che in un contesto di tempesta continua, quello che fa veramente la differenza è l’equipaggio.  Non l’uomo o la donna soli al comando, ma l’equipaggio nel suo complesso.

In un mercato volatile, come concilia la necessità di risultati economici rapidi con la visione a lungo termine e i valori umani?

Il valore economico è fondamentale, perché un’azienda che non sa far crescere il proprio fatturato e profitto è un’azienda che perde vantaggio competitivo e se perdi vantaggio competitivo alla fine l’azienda inizia a perdere posti di lavoro. Nessuno potrà mai dirti brava se hai fatto perdere posti di lavoro. Però il valore economico, il profitto per quanto giusto, lecito e sacrosanto non può essere né il fine unico né tantomeno il fine ultimo. Il fine ultimo devono essere i valori etici, sociali, morali e ambientali, di cui l’azienda deve farsi portatrice sana. Questo è il modo in cui io interpreto la leadership e come cerco da sempre di applicarla nelle aziende che ho avuto l’onore di guidare.

Cristina Scocchia all’evento di Giornaliste Italiane a Milano “Eccellenza donna- Donne e Lavoro”.

Lei è stata una delle poche donne italiane che ha rotto il tetto di cristallo.  Se dovesse dare dei consigli anche operativi a chi si affaccia al mondo del lavoro che cosa direbbe alla luce della sua esperienza? 

Se guardiamo gli amministratori delegati delle grandi aziende, solo il 2,7% sono donne. Questo dimostra oggettivamente, quindi senza nessun vittimismo, che per le donne è più difficile, ancora oggi, far carriera rispetto ad un uomo. Devo dire che in Procter & Gamble non ho mai né visto né sperimentato differenze di trattamento tra uomini e donne o persone di qualunque nazionalità, convinzione politica, religiosa o altro. E’ capitato anche a me però, purtroppo, soprattutto da quando sono rientrata in Italia, di essere guardata dall’alto in basso.  Lamentarsi dello status quo non aiuta però a cambiarlo: è necessario prendere atto del fatto che per le donne è più difficile fare carriera. Quando dunque rompi il soffitto di cristallo, arrivi in una posizione apicale ed è da lì che puoi fare la differenza, che puoi cambiare le regole del gioco e renderle veramente meritocratiche per tutti. Seneca diceva che la fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità. Il talento è ugualmente distribuito tra ricchi e poveri, tra donne e uomini, ma è l’opportunità di dimostrarlo che non è ugualmente distribuita. Dico alle giovani donne di non permettere al vostro punto di partenza né agli stereotipi e ai pregiudizi di definire chi siete o chi volete diventare, perché non c’è nessun lavoro, nessun grado, nessun livello gerarchico che ci deve essere precluso per il semplice fatto di essere donne.

Come definisce il concetto di successo personale? 

Guardi, per me il successo è realizzare i propri sogni senza scendere mai a compromessi con i propri principi e i propri valori, come cerco di insegnare anche a mio figlio. Bisogna anche cercare di non trasformare la carriera in ossessione: il successo professionale non è equivalente alla felicità. Alcuni di noi desiderano raggiungere il vertice della piramide. Altri invece hanno sogni diversi e sanno essere felicissimi anche se non arrivano in cima.  L’importante è capire che a qualunque livello tu sia nella piramide puoi essere un leader etico  e meritocratico, puoi fare la differenza.

Quello della cosmesi e della bellezza sono sempre stati i suoi grandi amori professionali: AD di L’Oreal Italia, di KIKO MILANO, ora Ceo di illycaffè. In che modo il concetto di bellezza italiana si concilia con un prodotto di consumo quotidiano come il caffè? 

Dostoevskij diceva “la bellezza salverà il mondo”. E’ proprio vero: il bello, il buono, il ben fatto è un’esperienza multisensoriale. Quello che a me affascina moltissimo del caffè è proprio questo: è bello, buono e ben fatto.  Non c’è solo un elemento. illycaffè da sempre si vuole contraddistinguere per la sua qualità superiore e sostenibile. Però se lei ci pensa, da oltre 30 anni la tazzina da caffè Illy, disegnata da Matteo Thun, è diventata anche un oggetto di design, l’archetipo della tazzina da caffè. Da 30 anni la mettiamo a disposizione, come se fosse una tela bianca, di artisti contemporanei che la usano per esprimere i propri sentimenti, i propri desideri, la propria visione del mondo. Trasformiamo così una tazzina, e quindi l’esperienza quotidiana, il rituale di un caffè, in un momento di riflessione, in un momento di cultura.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

Guardi, io in questo momento sono molto contenta del lavoro che stiamo facendo insieme alla mia squadra. Con illycaffè stiamo attraversando una tempesta perfetta, perché al di là del contesto geopolitico e macroeconomico difficile per tutti, nel mondo del caffè la situazione è ancora più complessa, perché la materia prima, che è stata stabile intorno ai 100-130 centesimi per libra dal 2015 al 2021, dal 2022 ha iniziato a crescere in maniera esponenziale. Ciò nonostante negli ultimi 4 anni siamo cresciuti del 40%, che è una crescita decisamente molto importante ed è quindi questo l’obiettivo su cui mi focalizzo al momento. 

Posso aggiungere una cosa?

Certo, dica pure

Mi dispiace riscontrare e vedere a volte donne che fanno un passo indietro nella carriera, perché magari si fanno spaventare da quella che è la difficoltà oggettiva di conciliare la vita lavorativa e la vita privata, in particolare la maternità. E’ difficile, non lo nego, e ci vuole una disciplina quasi militare, però è fattibile. Io volevo con tutte le mie forze diventare amministratore delegato e ci ho messo tanto impegno e tanta disciplina per riuscire ad arrivare, però la gioia più grande della mia vita, la felicità più vera è stata diventare mamma. Dunque dico: abbiate il coraggio di inseguire i vostri sogni, tutti. Abbiate il coraggio di provarci. Dipende solo da voi.

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