Cesare Cremonini non canta soltanto: fa sedute di autoanalisi in pubblico accompagnandosi con il pianoforte. È il tipo che riesce a farti venire il magone parlando di una Vespa, a farti rivalutare la tua infanzia bolognese (anche se sei nato a Viterbo) e a trasformare un vecchio amore delle medie in una questione esistenziale. Sotto i suoi testi c’è molto più di una rima ben fatta: c’è una specie di confessionale pop, una scatola emotiva dentro cui convivono sogni, paure, abbracci e domande senza risposta. E per chi ha un debole per la psicologia, la cosa si fa interessante. Perché sì: Cremonini è praticamente l’Analisi Transazionale fatta persona.
Un bambino che si adatta
Secondo Eric Berne – lo psichiatra che negli anni Sessanta ha inventato questa teoria – ognuno di noi si muove tra tre “parti interiori”: il Genitore, l’Adulto e il Bambino. Un piccolo condominio emotivo che in Cesare sembra avere un amministratore molto chiaro: il Bambino. È lui a prendere la parola quasi sempre. È il Bambino che cammina a piedi nudi sui tetti, che guarda Bologna come fosse Parigi, che si innamora in loop e si strugge per chi “guardava solo i calciatori”. È il Cesare delle lettere mai spedite, dei pensieri speciali e delle canzoni che sembrano scritte con la penna di un diario segreto. Ma è anche quello che si sente in difetto, che dice “scusa” pure quando la colpa non è sua, che ha bisogno di essere rassicurato anche se ha appena venduto 40.000 biglietti. È il Cesare che chiede conferme, ma lo fa con tanto di archi e arrangiamento orchestrale.
L’Adulto part-time
Poi c’è l’Adulto, che in teoria dovrebbe essere la parte razionale, quella che fa i conti con la realtà. Ecco, in Cremonini questa parte esiste, sì… ma lavora part-time. Compare in brani più maturi, in alcune interviste dove risponde con equilibrio e parole ben pesate. Ma si capisce che, appena può, lascia il volante al suo collega emotivo. L’Adulto sistema le fatture, ma poi si mette in un angolo ad ascoltare “Vieni a vedere perché” con gli occhi lucidi.
Il Genitore con le Clarks
Infine, c’è una voce affettuosa, quella del Genitore, ma senza bacchettate. È il Genitore Nutriente: quello che ti consola quando la tua ex ti blocca su WhatsApp e ti dice che vai bene così, anche se ti senti un disastro. È un Genitore con le Clarks ai piedi e il cuore in gola. Lo senti in pezzi come “Figlio di un re”, dove Cesare non insegna, non comanda, ma ti sussurra: resisti.
L’equilibrio interiore
In ogni canzone si alternano queste voci interne. Nessuna sovrasta le altre per davvero, anche se il Bambino è chiaramente il più loquace. Ma è proprio questa miscela emotiva – in cui l’introspezione incontra la melodia – a renderlo così unico. Cremonini non scrive solo canzoni: mette in scena una riunione di condominio tra i suoi stati interiori. Il Bambino porta i sogni, l’Adulto fa i conti (ma non sempre), il Genitore prepara la camomilla. Noi, nel dubbio, ascoltiamo e ci riconosciamo. E magari, per un attimo, ci sentiamo anche noi un po’ meno complicati. O almeno, più in tono.