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MAPPA EMOTIVA DI UN CANTAUTORE - Immagine IA

CREMONINI E LA PSICOLOGIA POP

Canzoni come confessionali, dove il bambino sogna, l’adulto si fa i conti in tasca e il genitore SCALDA con una tisana. L’ex frontman del gruppo Lùnapop mette in scena il suo teatro interiore. Una riunione di condominio in cui ci riconosciamo, DI brano IN brano.

di Patrizia Renzetti

Cesare Cremonini non canta soltanto: fa sedute di autoanalisi in pubblico accompagnandosi con il pianoforte. È il tipo che riesce a farti venire il magone parlando di una Vespa, a farti rivalutare la tua infanzia bolognese (anche se sei nato a Viterbo) e a trasformare un vecchio amore delle medie in una questione esistenziale. Sotto i suoi testi c’è molto più di una rima ben fatta: c’è una specie di confessionale pop, una scatola emotiva dentro cui convivono sogni, paure, abbracci e domande senza risposta. E per chi ha un debole per la psicologia, la cosa si fa interessante. Perché sì: Cremonini è praticamente l’Analisi Transazionale fatta persona.

Un bambino che si adatta

Secondo Eric Berne – lo psichiatra che negli anni Sessanta ha inventato questa teoria – ognuno di noi si muove tra tre “parti interiori”: il Genitore, l’Adulto e il Bambino. Un piccolo condominio emotivo che in Cesare sembra avere un amministratore molto chiaro: il Bambino. È lui a prendere la parola quasi sempre. È il Bambino che cammina a piedi nudi sui tetti, che guarda Bologna come fosse Parigi, che si innamora in loop e si strugge per chi “guardava solo i calciatori”. È il Cesare delle lettere mai spedite, dei pensieri speciali e delle canzoni che sembrano scritte con la penna di un diario segreto. Ma è anche quello che si sente in difetto, che dice “scusa” pure quando la colpa non è sua, che ha bisogno di essere rassicurato anche se ha appena venduto 40.000 biglietti. È il Cesare che chiede conferme, ma lo fa con tanto di archi e arrangiamento orchestrale.

L’Adulto part-time

Poi c’è l’Adulto, che in teoria dovrebbe essere la parte razionale, quella che fa i conti con la realtà. Ecco, in Cremonini questa parte esiste, sì… ma lavora part-time. Compare in brani più maturi, in alcune interviste dove risponde con equilibrio e parole ben pesate. Ma si capisce che, appena può, lascia il volante al suo collega emotivo. L’Adulto sistema le fatture, ma poi si mette in un angolo ad ascoltare “Vieni a vedere perché” con gli occhi lucidi.

Il Genitore con le Clarks

Infine, c’è una voce affettuosa, quella del Genitore, ma senza bacchettate. È il Genitore Nutriente: quello che ti consola quando la tua ex ti blocca su WhatsApp e ti dice che vai bene così, anche se ti senti un disastro. È un Genitore con le Clarks ai piedi e il cuore in gola. Lo senti in pezzi come “Figlio di un re”, dove Cesare non insegna, non comanda, ma ti sussurra: resisti.

L’equilibrio interiore

In ogni canzone si alternano queste voci interne. Nessuna sovrasta le altre per davvero, anche se il Bambino è chiaramente il più loquace. Ma è proprio questa miscela emotiva – in cui l’introspezione incontra la melodia – a renderlo così unico. Cremonini non scrive solo canzoni: mette in scena una riunione di condominio tra i suoi stati interiori. Il Bambino porta i sogni, l’Adulto fa i conti (ma non sempre), il Genitore prepara la camomilla. Noi, nel dubbio, ascoltiamo e ci riconosciamo. E magari, per un attimo, ci sentiamo anche noi un po’ meno complicati. O almeno, più in tono.

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