Contro il rumore, il valore dell'Italia che lavora

L’EDUCAZIONE AI TEMPI DEL TOUCH - Immagine IA

CATTIVE MANIERE

Dalla perdita del bon ton all’abuso della tecnologia, un racconto personale attraversa trent’anni di involuzione del costume, tra volgarità quotidiana, relazioni svuotate e nostalgia per una gentilezza che sembra fuori tempo.

di Paola Picilli

L’involuzione dei tempi trova la sua massima espressione nei modi assunti, senza giustifica alcuna, che dominano la scena del nostro vivere quotidiano. Sembra quasi a primo acchito che tutto ciò che era volgare e cafone sia oggi in gran voga. Per cui il rapper più seguito è quello che sdogana con termini irripetibili il sesso estremo, i soldi facili e le armi da agitare tra la gente come stendardo di potenza. Ma tutto parte da più lontano.

Il Microtac come origine simbolica

Se dovessi visualizzare una data di agonia del bon ton, la certificherei ad una trentina di anni fa e l’assocerei al Microtac. Roba da giurassici. Eppure il Microtac era un cellulare molto ambito nel secolo scorso, simbolo di successo e status di approdo. Il reale problema è che possederlo non bastava: andava visto, sbandierato, evidenziato. Divenne così il totem del tavolo di lavoro, della cena, del bar. Da lì il declino veloce e inesorabile.

Uomini distratti, donne divise

Nessun uomo apriva più lo sportello della macchina ad una donna, troppo impegnato a far scendere in bella mostra il suo Motorola Microtac. La reazione femminile fu duplice: da una parte la donna accondiscendente, convinta che il suo uomo fosse talmente figo e impegnato da dovergli arrancare dietro su tacco 12 e labbra a canotto; dall’altra quella ribelle, che fece da sé e oltre al Microtac si comprò anche la macchina, con quattro porte.

Dal “bella fra’” al declino

Di lì al “bella fra’” fu un attimo, intervallato solo da un “bella zi’” di pochissimi anni fa. Avevo tredici anni quando mia madre mi regalò un’edizione moderna del Bon ton rivisto da Lina Sotis (1988, dello scorso secolo), che a rileggerlo oggi sembrerebbe già un testo preistorico. Eppure, in questo declino, la colpa mi viene da attribuirla alla tecnologia: dalla Playstation commentata in maniera coatta ai reality cult, la rotta verso gli inferi è stata tracciata con chiarezza. Alla veneranda età di cinquant’anni suonati, mi ritrovo in riunioni di lavoro dove il mio interlocutore mi esorta a continuare il discorso mentre è immerso nel suo telefonino. Oggi il cellulare è una realtà aumentata, e il primo aumento si registra in termini di volgarità.

L’ab-uso quotidiano

La volgarità dell’ab-uso: dei contenuti audio-video, dei vocali insopportabili da cinque minuti, dell’italiano distorto e sgrammaticato, delle suonerie starnazzanti anche in luoghi sacri, dei mezzi di trasporto dove sei costretto ad ascoltare fatti non tuoi. Mi sforzo di trovare un minimo di gentilezza in questo strumento dal quale non possiamo liberarci, eppure dalla lavatrice al tostapane, dal vibratore alla televisione nulla è riuscito a collezionare tanto degrado.

Progresso e intelligenza (non sempre)

A ciò abbiamo aggiunto anche una generosa dose di intelligenza artificiale, che in molti casi alimenta la deficienza naturale. Non è un sermone contro il progresso, verso il quale nutro riconoscenza e ammirazione; è solo una forte nostalgia per quando sapevamo ancora salutarci e magari scambiare due parole durante un viaggio in treno.

Bon ton spiegato a una figlia

Provo a spiegare a mia figlia che le regole del bon ton hanno un senso: l’uomo entra per primo nel locale per verificare che sia degno della Signora, le apre la portiera perché fisicamente più forte, le offre il braccio sinistro per proteggerla con il destro. Inutile tempo perso. Mia figlia entra per prima per capire “se la situa” è giusta, lo sportello lo apre lei perché ha fretta e, in caso di rissa, si lancia perché fa prepugilistica ed è una tosta. Che orrore.

Dalla volgarità alla violenza

Ma nulla di grave se ci limitassimo a questo degrado antiestetico. La vera volgarità si estremizza nel dilagare di violenza e criminalità, che compongono il nostro bollettino di guerra quotidiano. I maranza a Milano e la paranza a Napoli trasformano le gang in killer con almeno un coltello in tasca, capaci di staccare la testa dal virtuale solo per vedere che colore e che odore ha il sangue.

Senza ideali

Anche in questo ci siamo involuti: almeno prima fascisti e comunisti se le davano di santa ragione per un ideale politico e sociale. Oggi gli animi si accendono sulle note di mostruosi rapper o trapper che masticano bestemmie e porcate senza scrupoli, finiscono in galera e da lì mandano video e foto.

Gentilezza come resistenza

In questo scenario io, come tante, non devo cadere nella tentazione di essere la mamma boomer né l’amica trapper. Devo provare a praticare la gentilezza, le buone maniere, il bello per come noi, fortunati dell’altro secolo, l’abbiamo vissuto. Ma soprattutto devo ricordarmi di non rispondere alle mail dal cellulare mentre mia figlia mi sta parlando. Caso più unico che raro.

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